venerdì 19 dicembre 2014

Il polo culturale del Ministero dello sviluppo economico

Ingresso monumentale. Sullo sfondo, la vetrata "La Carta del Lavoro", di Mario Sironi
Si può essere orgogliosi di lavorare in un'amministrazione pubblica? Certo di questi periodi, con l'immagine appannata della macchina burocratica italiana e le ricorrenti dichiarazioni contro gli "statali fannulloni e mangiapane a tradimento", la mia può sembrare una dichiarazione azzardata. Eppure... eppure ci sono amministrazioni che, oltre alla missione istituzionale, diventano promotrici di azioni di condivisione culturale e si trasformano in musei aperti alla conoscenza ed alla curiosità dei cittadini. 

Se poi l'amministrazione a cui mi riferisco è quella che ogni giorno mi permette di avere pane e companatico, allora scusatemi, ma un po' di legittimo orgoglio ci può stare! Il Ministero dello sviluppo economico ha infatti creato un Polo centralizzato per la gestione e l'organizzazione delle opere d'arte e del patrimonio museale e bibliotecario che possiede. E renderli fruibili.
dettaglio della tenda filet di Jesurum
Al Ministero dello sviluppo economico (d'ora in poi lo chiamerò con la sigla - anzi, acronimo - usualmente utilizzata da chi ci lavora, ovvero Mise) ci sono tre diversi macrosettori culturali, ciascuno caratterizzato da una sua specificità e grado di condivisione con il pubblico: il Patrimonio del Palazzo Piacentini, il Museo storico della Comunicazione, il Polo bibliotecario.

Il Palazzo Piacentini prende il nome dall'autore del progetto architettonico della sede principale ("istituzionale") del Mise, che si trova in Via Veneto ed è stato inaugurato nel 1932 come Palazzo delle Corporazioni, le rappresentanze degli industriali. Fin dalla progettazione - Piacentini lavorò con l'architetto Vaccaro - la sua mole massiccia era destinata ad essere occupata da uffici ed attività governative e doveva sobriamente rappresentare la produzione, la creatività ed i settori economici della nazione.
mostra fotografica di Thomas Quintavalle esposta nei corridoi del Ministero
Nel Palazzo sono ancora conservate numerose opere d'arte ed arredi d'epoca, alcuni creati appositamente dallo stesso Piacentini e, tra tutte le preziosità, risulta particolarmente imponente e scenografica la vetrata "La Carta del Lavoro" di Mario Sironi, che sovrasta la grande scala a doppia rampa che immette nel Salone degli Arazzi, così definito per le eccezionali opere tessili di Ferruccio Ferrazzi che lo decorano. 

Il Mise è sempre stato un museo senza sapere di esserlo: l'uso ampio di marmi pregiati, le dimensioni imponenti delle sale di rappresentanza, le raccolte d'arte e, in generale, il particolare design degli arredi ne fanno un elemento di richiamo per storici ed architetti. Tra i quadri custoditi opere di Fausto Pirandello, Francesco Trombadori, Enrico Prampolini, Fortunato Depero; numerose le sculture, tra le quale spiccano le opere di Francesco Messina, Walter Ribani e Ercole Drei; fantastici i lampadari in vetro di Murano di Venini e le preziosissime tende a filet ricamate con disegni moderni e schematizzati che rappresentano le Corporazioni di epoca fascista, realizzate dalle merlettaie della storica ditta veneziana Jesurum.
Apparecchiature conservate nel Museo della Comunicazione (in senso orario)
Prototipo di macchina da scrivere; strumento di cifratura Enigma,
telefono utilizzato da Mussolini a Palazzo Venezia; telegrafo Morse 
All'Eur, nello stabile dell'ex Ministero delle Comunicazioni che si affaccia sul laghetto che ospitò le gare di canottaggio in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960, è invece ospitato il Museo della Comunicazione, unico in tutta Italia. Francobolli e filatelia, apparecchi telefonici, radio e televisioni, cassette postali, telegrafi, strumenti di cifratura... tutti i sistemi di comunicazione pre-wifi!

E' una grande collezione che ripercorre la necessità dell'uomo di restare in contatto con suoi simili, superando barriere e distanze. Ed è un grande affresco della società italiana dell'ultimo secolo, l'Italietta che ascoltava alla radio le canzoni del Trio Lescano, che ha visto i tumulti del cuore di chi aspettava con ansia la corrispondenza dal fronte. Ed è anche l'Italia del boom economico, dei grandi apparecchi televisivi attorno ai quali, come ad un novello caminetto, si riunivano interi caseggiati aspettando il giovane Mike Bongiorno con il suo Lascia o Raddoppia.

Completa il Polo culturale del Mise l'enorme patrimonio librario, con i fondi provenienti dai dismessi Ministeri delle Partecipazioni statali, del Commercio estero, delle Comunicazioni e dell'Industria, del commercio e dell'artigianato. Oltre 250.000 (si, avete letto bene) testi giuridici, economici ma anche tecnici e specialistici. 

Un Ministero che non è, quindi, solo fabbrica di burocrazia, ma luogo vivo, in perenne fermento, che comunica e condivide. Come dice Gilda Gallerati, responsabile del Polo culturale, "l’obiettivo (è) di contribuire ai processi di crescita culturale e sociale di tutta la comunità".


Tutte le informazioni sulla fruibilità dei beni culturali del Mise e le modalità di accesso le trovate nella carta dei servizi (termine che definisce un vademecum informativo estremamente dettagliato).

Nelle foto inserite nel post vedete anche alcuni pannelli della mostra fotografica "Le mani della tradizione", curata da Thomas Quintavalle, che è stata allestita nei corridoi del Mise ed ha come filo di unione il lavoro nelle aziende storiche italiane. E le mani che danno il titolo alla raccolta fotografica e che restano sempre in primo piano, sono quelle di uomini e donne che hanno fatto conoscere l'eccellenza del "made in Italy" nel mondo.

mercoledì 17 dicembre 2014

Lezioni di viaggio III: come organizzare un viaggio

Inutile nascondere la verità: organizzare un viaggio (e non intendo con questo termine la scampagnata fuori porta) non è semplice né tantomeno facile. Ci vuole impegno, concentrazione, tempo in abbondanza per studiare mappe e guide, approfondire sui libri e sui motori di ricerca.  

Non basta: ci vuole la capacità di visualizzare l'itinerario e pazienza per incastrare le tessere di un puzzle tutto da inventare. Per cui se avete poco tempo a disposizione o non avete voglia di trascorrere le sere (e qualche volta le notti) a prendere appunti e cercare informazioni, smettete di leggere questo post e andate dritti dritti in un'agenzia di viaggio, che si occuperà (quasi sempre) di esaudire i vostri desideri e vi proporrà pacchetti ben confezionati.

Tuttavia:
- se per voi è prioritario risparmiare una bella sommetta di euro;
- seguire un itinerario disegnato sulle vostre esigenze e sui vostri desideri;
- conoscere a fondo la meta, i suoi usi e le sue abitudini (ed, aggiungo, i suoi pregi e difetti); 
non vi resta che armarvi di carta, penna ed un pc ed iniziare a creare il vostro viaggio.

1) Informarsi.
Ancor prima di iniziare, dovete chiedervi se la meta che vi piacerebbe raggiungere è quella giusta. Sulla scelta di una destinazione influiscono infatti numerose variabili, che dovrete verificare:
  • clima che troverete nel periodo di viaggio (temperature diurne/notturne, tasso di umidità, neve, ghiaccio, afa o monsoni);
  • feste o manifestazioni religiose che potrebbero influire sui costi, sulla disponibilità alberghiera e sugli spostamenti interni;
  • facilità di collegamenti con l'estero (ci sono aeroporti nelle vicinanze? E' possibile noleggiare una macchina? Le linee ferroviarie sono efficienti?);
  • costo della vita (il budget stanziato è sufficiente?).
Per avere risposta alle domande e prima ancora di approfondire, cercate in internet i siti ufficiali delle ambasciate o degli enti del turismo locali. E fatevi un giro sulla pagina Viaggiare Sicuri del Ministero degli esteri italiano, aggiornato in tempo reale. Mi raccomando, valutate anche gli eventuali avvisi di rischio. 

2) Leggere.
Avete deciso la meta? Si?
E' giunta l'ora di raccogliere materiale, digitale e cartaceo, e di leggerlo. Come prima cosa andate in libreria e acquistate una guida e leggetela, sottolineando ciò che vi interessa, utilizzando post it per prendere appunti ed evidenziare le parti più utili. La guida turistica è il vostro "abecedario" e come tale va trattato: non abbiate quindi timore di stropicciarne le pagine o scriverci sopra. Se volete portare con voi meno peso, scaricate una guida in formato elettronico sul vostro tablet, sebbene io sia un po' restia a fidarmi solo del digitale in questo caso specifico: come faccio se poi, una volta arrivata alla destinazione, per un motivo qualsiasi non posso ricaricare il device?  
Fate un piccolo sforzo ulteriore e acquistate anche un paio di libri che parlino della vostra meta, possibilmente autori locali o che conoscano bene i luoghi.

In contemporanea create sul vostro computer una cartella in cui riverserete tutte le informazioni, le letture, i link a pagine utili (orari dei treni, ristoranti, hotel, musei, itinerari guidati), oltre a stralci di blog sull'argomento che vi incuriosiscono e che ritenete validi. Vi saranno molto utili nel passaggio successivo. E scrivete all'Ente del Turismo  locale per richiedere materiale cartaceo, come mappe e brochure (se non c'è un ufficio in Italia, scrivete alla sede nazionale, utilizzando la lingua inglese).

3) Programmare
Qui arriva la parte più divertente: dal calderone di informazioni che fin qui avrete messo da parte, iniziate a selezionare ciò che davvero vi interessa e decidete dove volete andare e cosa vedere. Con l'aiuto di un atlante e delle mappe geografiche, definite un itinerario omogeneo e circolare, per evitare di perdere tempo e denaro in spostamenti superflui. 

Una volta definito l'itinerario di massima, iniziate dal grande per arrivare al dettaglio, seguendo un ordine logico:
  • prenotate il volo aereo (prima lo fate meno spendete);
  • individuate l'albergo, la pensione, la casa in affitto o il B&B che diverrà la vostra base oppure selezionate gli alloggi che utilizzerete lungo il percorso e prenotateli;
  • prendete contatti con la ditta di noleggio se pensate di affittare una vettura (o anche uno scooter o delle biciclette) oppure, annotate orari di treni e navi;
  • controllate se potete acquistare biglietti scontati per i mezzi pubblici;
  • segnatevi gli orari di apertura dei musei e delle principali attrazioni
  • informatevi se esistono visite guidate organizzate e prenotatele.
Per sistematizzare tutte le informazioni, vi saranno molto utili delle schede, come le "To do travel list" che utilizzo io, che potrete poi inserire in un porta-listini e portare con voi.

4) Focalizzare.
Abbiate l'accortezza, in fase di programmazione, di restare piuttosto larghi con i tempi degli spostamenti interni e non sovraffollare di attività le giornate. Non fatevi prendere dalla smania del "vedo tanto, vedo tutto": siete in viaggio, vero, ma immagino che siate anche in vacanza! Cercare di vedere ogni cosa vi farà solo stancare e venire un grande mal di testa dalla confusione.

L'ultimo step che vi propongo è di focalizzare la vostra attenzione su tre luoghi/attrazioni da visitare ogni giorno. Saranno i vostri "obblighi" da rispettare quotidianamente (limitatevi però ad inserire tra i tre focus quotidiani un solo museo, altrimenti rischiate di non apprezzarli in modo adeguato). Tutto il tempo che vi avanza potrà essere impiegato per approfondire altri aspetti del luogo, per dedicarvi allo shopping, per fare una passeggiata o un'escursione o semplicemente per riposarvi un po'.

Le altre lezioni di viaggio:
  • Lezione I -  dove, quando, come, quanto
  • Lezione II - dormire, mangiare, visitare, scoprire
Se avete bisogno di chiarimenti, consigli e indicazioni specifiche, se volete condividere il vostro progetto di viaggio per avere avere un feed-back, se vi fa piacere fare quattro chiacchiere in amicizia se vi fa piacere avere una "consulenza amichevole" senza nulla in cambio che non sia un "grazie!", potete contattarmi tramite mail a bussoladiario@gmail.com.

Ah, dimenticavo...

BUON VIAGGIO!

martedì 16 dicembre 2014

Una bella tazza di tè con Enrica

Non c'è nulla di più bello, nei pomeriggi e nelle sere autunnali che impercettibilmente si trasformano in freddo inverno, di una bella tazza di tè caldo. Corrobora, riscalda, coccola. Fa bene allo spirito e riempie l'anima di calore. 

Più che berlo, io il tè lo annuso: apro con cautela il barattolo che lo contiene, ne respiro gli effluvi ancora non modificati dall'incontro con l'acqua bollente, sempre timorosa che improvvisamente svaniscano e con loro la magia dell'attimo di felice stordimento. Lo lascio parlare, ascolto i racconti dei luoghi da cui proviene, immagino sere nel deserto sotto un cielo colmo di stelle, piantagioni infinite che sui perdono all'orizzonte dove il verde delle foglie si unisce all'azzurro del cielo, preziose scatole laccate e tazze raku, geishe e monaci zen impegnati nella cerimonia del tè. E poi penso ai vascelli che solcavano gli oceani per trasportare le pregiate foglioline, alle battaglie combattute e ai lunghi viaggi intrapresi in nome del tè. 

Si può girare il mondo, bevendo una tazza di tè. Mi inebrio dei suoi aromi, che virano dall'aspro all'affumicato passando per il dolce e l'erbaceo, più o meno stagionato a seconda del luogo di provenienza ed al trattamento di fermentazione subìto.
Tè lasciato al naturale, oppure arricchito di frutta, fiori, spezie che lo trasformano in una bevanda ogni volta diversa. E di tè ne ho tanti, nella mia dispensa, selezionati nel corso dei viaggi o fatti arrivare da Paesi lontani. Così come ho una piccola collezione di teiere - buffe, raffinate, o tradizionali, che si affacciano curiose dai ripiani della credenza.

Quando un paio di mesi addietro sono stata coinvolta in uno swap collettivo di tè, non mi sono tirata indietro: scambiare miscele e condividerne gli aromi è un piacere unico, è quasi come offrire un pezzettino di se stessi. Perché io sono dell'idea che il tè che scegliamo ci rappresenta per quel che siamo: più o meno fruttati, dolci al primo assaggio o asprigni ma piacevoli, morbidi o metallici.

E quindi anche il tè che mi ha inviato Enrica parla di lei: della sua leggerezza poetica, della sua fantasia fatta di sogni, del suo saper guardare oltre le apparenze, della sua passione per le cose belle e ben fatte. Non per nulla la sua miscela preferita è tè bianco ed albicocca: l'esplosione della primavera, il lento risveglio della natura che si veste dei mille colori dei fiori in boccio, il ronzio delle api operose.
Assieme a due pacchetti di tè - l'altro è una specialissima miscela "Torta della Nonna" adatta al periodo di Natale, a base di tè nero, scaglie di mandorla, noci, petali di girasole e aromi - Enrica mi ha inviato una delle sue splendide creazioni, un grande cuore con un'alce tenera che è ora appeso nel mio studio, così che io possa averla sempre accanto: è la serenità! 

Appena l'aria
è più fredda e più bianca
e le dita sanno di mandarino
io comincio ad aspettare la mia Nottedinatale

Ma la Nottedinatale 
si è seduta sopra il tetto.
non ci sto nelle tue tasche
sta soffiando dal camino.

Fammi posto, apri il cuore.
(poesia di Giusi Quarenghi, tratta da "E sulle case il Cielo", ed. TopiPittori)

Se vi incuriosiscono le decorazioni di Enrica e volete saperne di più su di lei e sul suo mondo incantato, fatto di omini e donnine sognanti, di buffi animali antropomorfi sospesi in un non-luogo che è lontano dalla realtà ed al tempo stesso così vicino, potete sfogliare le pagine del suo blog.

Io, intanto, vado a bere una bella tazza di tè!

lunedì 15 dicembre 2014

In gita da Roma: la magia del Natale a Vallerano incantata

Questo fine settimana non ci siamo allontanati troppo da Roma: complice il periodo di Avvento e le numerose iniziative organizzate dai Comuni del Lazio, abbiamo scelto di trascorrere la domenica a Vallerano. Nel cuore della Tuscia viterbese (poco distanti ci sono le belle Nepi, Sutri, Caprarola ed i Monti Cimini), Vallerano è un tipico borgo edificato utilizzando i "tufoni", i mattoni di tufo su cui facilmente il muschio trova l'habitat ideale per proliferare e che contribuisce a rendere suggestive le case e le vie, dando loro quel caratteristico aspetto misterioso e alquanto "vissuto".


Per dirla tutta, siamo capitati a Vallerano un po' per caso al termine di una piacevole passeggiata attorno al Lago di Bolsena, mentre ritornavamo a casa dopo aver trascorso una bella serata a Canino, una delle città dell'olio del Lazio. Scivolando lungo le strade che dal Lago portano verso Viterbo, anziché immetterci sulla via Cassia per tornare a Roma, come al nostro solito, abbiamo proseguito verso le terre dei Farnese, con una sosta a Bagnaia (famosa per la bella Villa Lante) per poi seguire le indicazioni che portano al piccolo paese in provincia di Viterbo. 
Questo è stato uno dei casi in cui le deviazioni si rivelano ricche di scoperte interessanti!
Dopo aver parcheggiato sulla via che porta al Santuario della Madonna del Ruscello, la visione d'insieme di Vallerano ci trasporta immediatamente in clima natalizio: la città è un tripudio di decorazioni, un grande albero abete ci ha dato il benvenuto e poco più avanti la banda allietava i visitatori con musiche della tradizione. Perfino nel piccolo mercatino degli artigiani, dove valenti maestri mostravano la loro arte, la mercanzia in esposizione era in tema!
Non mancavano le castagne - una delle eccellenze del territorio per cui Vallerano è famosa - arrostite al fuoco di legna, né la possibilità di fermarsi a pranzo o a cena in una delle "cantine", dove i menù prevedevano poveri e caratteristici della zona.
La musica, il mercato, i decori... solo l'inizio di un percorso che ci avrebbe fatto scoprire la magia che le mura e le vie di Vallerano vecchia avevano in serbo per noi. Salendo verso la rocca, la prima sorpresa...
Il suono lieve di una musica natalizia ci ha invitato ad aprire una porticina socchiusa: ci siamo fatti coraggio e... abbiamo scoperto la casa di Babbo Natale! Il vecchio dalla gran barba bianca non c'era (forse era andato al Polo Nord per controllare la produzione dei regali destinati ai bambini nella sera della vigilia di Natale!) ma tutto faceva presagire il suo ritorno a breve: la giacca rossa lasciata sull'attaccapanni, il camino scoppiettante, le lettere scritte dai bambini pronte per essere lette ed esaminate.
Superata la porta d'accesso a Vallerano vecchia ci sono poi venuti incontro esseri angelici che, in una staffetta di poesia, preghiere e riflessioni, ci hanno preso per mano accompagnandoci nel lungo l'itinerario di visita ai presepi, che si snoda tra un vicolo, una scala, una piazzetta nascosta, fino a raggiungere gli angoli più nascosti di Vallerano.
Seguendo il chiarore soffuso dagli angeli abbiamo percorso vie decorate da luci, sceso scale che portavano a portici ombrosi, scoperto antichi ospedali, chiese e cappelle. Un itinerario che si percorre sospinti dalla curiosità ma che ben presto diviene itinerario nella fede popolare, fatta di piccole cose semplici. Nel centro storico sono infatti stati allestiti numerosi presepi, sia di concezione tradizionale che grandi rappresentazioni statiche, ovvero realizzate con manichini a grandezza naturale in cui la natività viene cristallizzata nel singolo attimo ed assume la forza dirompente della semplicità che crea stupefatta emozione.
Vallerano è delizioso: un paese che conserva il centro storico immutato, i cui punti di attrazione, oltre alla Chiesa di Sant'Andrea Apostolo, alla Chiesa dedicata al patrono San Vittore Martire, alla Chiesa dell'Oratorio ed al vecchio Ospedale (su questa piazza è  allestito un presepe statico con numerosi personaggi), sono le vie stesse, la stratificazione di abitazioni, di pertugi, di passaggi che connettono i diversi livelli dell'abitato.
Se poi si ha l'occasione di visitare il paese nel corso della manifestazione "Vallerano Incantata", si vedranno i luoghi antichi prendere vita, animarsi di figure accoglienti, colte nell'attimo in cui i cuori di protendono verso il mistero divino.
La manifestazione Vallerano Incantata prosegue ancora fino al 6 gennaio, con eventi e iniziative che ruotano attorno al Natale ed alla Natività. Il 20 ed il 21 dicembre in programma ci saranno ancora mercatini di Natale, un concerto di cornamuse, l'arrivo di Babbo Natale e tanti altri eventi legati al saper fare tradizionale, mentre fino al 6 gennaio resteranno allestiti i presepi statici. Una bella meta per una passeggiata "fuori porta" da Roma.

venerdì 12 dicembre 2014

Un'escursione a Malmö partendo da Copenaghen

Dalla Danimarca alla Svezia il passo è breve: il tempo di attraversare il ponte sull'Oresund e da Copenaghen in un battibaleno si è Malmö. Nel giro di mezz'ora di treno cambia la moneta, il prefisso telefonico, la lingua. Ed anche lo stile delle case e le abitudini urbane.
Se Copenaghen è una bella capitale con palazzi barocchi e così tanti negozi di design da cavar gli occhi di fuori per quanto vien voglia di fare acquisti, a Malmö tutto è in misura ridotta, più semplice ed essenziale. Diversa e più scandinava, insomma... sebbene per secoli e fino al XVII° secolo Malmö fu la seconda città della Danimarca (ora è la terza della Svezia), prima che assieme al territorio della Scania diventasse dominio della Svezia.
Si arriva a Malmö partendo dalla stazione centrale di Copenaghen con il treno diretto ad Helsingborg. Le corse sono molto frequenti (ogni venti minuti, normalmente ai minuti 12, 32 e 52 di ogni ora) e il per compiere il tragitto si impiegano 34 minuti: non si fa in tempo a lasciare la terraferma danese che, dopo il passaggio sul ponte sullo stretto di Öresund, già si è in Svezia.
La stazione di Malmö è molto interessante: moderna dentro ma con un "guscio" storico fuori. Se poi avete voglia di architetture contemporanee, usciti dalla stazione svetta alto con i suoi 190 metri, nel quartiere sul mare, il Turning Torso, l'incredibile edificio di Santiago Calatrava ( ma quanto lavora, costui!) - ruotato su se stesso di 90°. Non inorridite, ma a me da sempre l'idea di un collo di gallina che viene tirato fino alla spasmo finale!
In ogni caso, Malmö è una città a misura d'uomo: si può girare per la città facilmente, c'è un'ottima rete di trasporti pubblici e nella stagione calda le biciclette sono le benvenute. Anche dalla stazione raggiungre il centro della città è davvero semplice:  si attraversa un ponte e si è già sulla Stortorget, la piazza principale, circondata da bei palazzi governativi (la Resindenset è sede del governatore provinciale mentre il Radhuset è sede del municipio) e caratterizzata dalla fontana Torgbrunnnskulptur, ideata da Stiss Lomborg. Le bandiere gialle e blu sui palazzi civici - che, non me ne abbiano gli svedesi, ma a me ricordano in automatico i colori di Ikea - sono sobrie così come le facciate degli edifici.
Lungo la via principale compaiono delle sculture divertenti: dei buffi orchestrali seguono a passo di musica un bizzarro mazziere e non c'è un turista che non scatti almeno una foto (ed un selfie!) con loro. Purtroppo non sono riuscita a trovare l'autore ne a scoprire cosa significhino. Quindi se voi avete qualche notizia, lasciatela nei commenti!
La via principale, Sodergatan, è un susseguirsi di vnegozi allettanti ed edifici storici con le pareti a graticcio: abbiamo scoperto che per un gioco di cambi monetari molti acquisti sono più economici a Malmö che non a Copenaghen e ci hanno detto che molti abitanti di Copenaghen vengono qui a Malmö per dedicarsi allo shopping. Facile trovare negozi con il meglio dei design scandinavo ed ovviamente non mancano gli store di Ittala ae di Marimekko: quasi impossibile non entrare per curiosare!
A proposito di complementi d'arredo e design: nella deliziosa Lilla Torg, la piazzetta circondata da casette basse ed antiche e piena di locali dove entrare per sfuggire al freddo (noi siamo stati a Malmö in dicembre e con la neve...) c'è il Form/Design Center, centro di esposizione del design scandinavo. L'ingresso è gratuito e potrete ammirare esposizioni di design industriale, grafica, elaborazione dei tessuti, architettura e artigianato. Qui trovate anche un caffè ed una boutique dove acquistare i complementi  in mostra.
A Lilla Torg c'è poi una scultura curiosa, quasi nel mezzo della piazza:  un grande abat-jour che starebbe bene sul comodino di un gigante. Se invece ad interessarvi sono i piccoli negozi specializzati in arte e artigianato dovete andare in Gamla Väster, piacevolissima via di Malmö.
In periodo di avvento Malmö è illuminata dai decori: alcuni classici altri decisamente in stile scandic, come l'albero di Natale stilizzato che di notte è un tripudio di candele accese.
Ed è immancabile anche qui la slitta di Babbo Natale su cui vogliono salire tutti i bambini. 
Soltanto bambini, ne siamo sicuri?
Proseguendo la passeggiata, si arriva nella grande piazza Gustav Aldolfs Torg dove se avete fame potete fermarvi al chiosco dello street food scandinavo e farvi un bel panino con le aringhe oppure, se non vi sembra così allettante, potete proseguire oltre attraversando il ponte sul Forstadskanalen e fermarvi per una cioccolata calda e dolcetti squisiti da Hollandia, una delle pasticcerie più famose di Malmö.
Qui noi abbiamo bevuto una gran quantità di cioccolata calda, servita in grandi bricchi, ed assaggiato i Lusserkatter. Sono paste allo zafferano con due chicchi d'uva passa per rappresentare gli occhi di Santa Lucia, Santa molto amata nei paesi scandinavi perché rappresenta la luce che vince il buio.
Il nostro itinerario è proseguito poi fino al Triangeln, grande centro commerciale, per poi tornare indietro con infinite deviazioni nelle stradine laterali. Sarà che noi ci siamo stati in periodo di Avvento, sarà che città era coperta da un sottile strato di neve che rendeva poetici anche i più iccoli angoli della città, sarà che Malmö è una delle Fairtrade City impegnate nella salvaguardia dell'ambiente, ma noi abbiamo fatto fatica a lasciarla per tornare indietro nell'altrettanto bella e piacevole Copenaghen. Meritava non una visita scappa e fuggi, ma un soggiorno prolungato, anche pr avere il tempo di visitare i suoi parchi, i musei all'interno del castello di Malmöhus e soprattutto la Konsthall, la Galleria di arte moderna.

Vorrà dire che uno dei prossimi viaggi primaverili-estivi da mettere nella lista dei desideri sarà proprio la Svezia, ed in mente ho già l'itinerario: da Malmö a Stoccolma passando per Göteborg e Uppsala.

giovedì 11 dicembre 2014

Mercati di Natale a Roma


Senza dover partire per raggiungere mete lontane, chi abita a Roma può trovare "dietro l'angolo" mercatini di Natale da visitare. Forse non saranno suggestivi come quelli tradizionali del nord Italia e del nord Europa, ma di certo contribuiscono ad accrescere l'atmosfera natalizia della città che, tra uno sciopero, uno scandalo ed un'inchiesta continua lenta come un plantigrado la sua esistenza bimillenaria.

Anche Roma ha infatti mercati di Natale storici, entrati a far parte della storia stessa della città. Come il mercato della Befana di Piazza Navona, forse l'evento commerciale più noto della Capitale, amato da grandi e bambini per il clima di festa che vi si respira, per i decori, per i colori e per i mille balocchi in esposizione, anche se negli ultimi anni, accanto alle storiche rivendite di presepi, decori natalizi e dolcetti, si trovavano banchi di paccottiglia e chioschi di hot dog e porchetta che ben poco hanno a che spartire con il clima di feste natalizie.

Il Mercato di Piazza Navona per tradizione è aperto dall'8 dicembre fino al 6 gennaio, data in cui avviene la tradizionale discesa della Befana. Anzi, il mercato dovrebbe essere aperto. Perchè da notizie di stampa recentissime, si è appreso che è in corso un boicottaggio della manifestazione da parte degli ambulanti, che non accettano la decisione del Comune di riqualificare il mercato attraverso la riduzione di postazioni e la modifica delle tipologie di merci che si possono vendere.Come commentare un episodio così? Senza parole! 

Peccato, perché quest'anno visitare il Mercato di Piazza Navona è ancora più interessante: nel Cortile del Vignola, in Piazza Navona n. 45, accanto all'Area Archeologica dello Stadio di Domiziano, viene ospitato il Presepe animato itinerante creato da Divo Pettorossi, artigiano umbro di Penna in Teverina che nel 2010, con tanta pazienza, ha realizzato una scenografia che riproduce l'ambiente della Palestina, il mutare del giorno e della notte ed è arricchita con oltre 100 statuine, di cui 53 animate, mentre in sottofondo si sentono le musiche di Bach e Schubert.

In un'altra zona della città, l'Auditorium "Parco della Musica" creato su progetto di Renzo Piano è il fantastico scenario dell'oramai tradizionale "Natale all'Auditorium". Oltre ad un cartellone che lascia molto spazio alle rappresentazioni ed ai concerti di genere natalizio o comunque dedicati alle famiglie (e anche quest'anno non dovete perdervi i concerti gospel!), all'esterno della struttura verrà allestito il bosco di Natale con oltre 150 piante, le piste di pattinaggio sul ghiaccio ed il piccolo mercato di artigianato e dolcezze.

Ed ecco altri appuntamenti con mercati di Natale sparsi per la città: 
- il 14 dicembre dalle 10.00 alle 17.00 il Mercatino artigianale natalizio organizzato dalla Casa Intermazionale delle Donne, in Via San Frncesco di Sales, 1 a Roma Trastevere, è l'occasion e per partecipare alla visita guidata del Palazzo del Buon Pastore, storica sede del femminismo romano ed italiano da cui sono partite battaglie importanti; 
- il 13 ed il 14 dicembre prima e poi dal 20 al 22 dicembre, l'appuntamento è con MercatoMonti, in Via Leonina n.46, per la Xmas Editions deil mercatino specializzato in creazioni handmade di nuovi creativi e di giovani designer (sulla pagina FB di MercatoMonti vedete qualche esempio dei prodotti in vendita); 
- Domenica 14 e domenica 21 dicembre a presso il @Blackout di Via Casilina 713 è invece tempo di mercatino giapponese natalizio, con oggettistica, fumetti, ceramiche, origami , dolci e sushi bar! 
- solo per un giorno, il 21 dicembre 2014 alle 17.00, apre la Christmas edition del Vintage Market del Circolo degli Artisti, con oltre 80 espositori specializzati in collezionismo, dischi, modernariato, oggettistica e fashion da ammirare (ed acquistare) tra una chiacchiera e un aperitivo;
- fino al 24 dicembre nel quartiere Pietralata, in Via di Casal Bruciato n. 11 al parco della Cacciarella, sarà aperto il Villaggio di Babbo Natale, con espositori, artisti e designer, artigiani e tanti eventi e giochi per bambini

mercoledì 10 dicembre 2014

Biscotti polvorones di Mayda


Vi dico la verità: questo è un post che avrei dovuto scrivere l'anno scorso, quando la mia amica Mayda, bella e giovane mamma mexicana trapiantata a Roma (ah, l'amore...) ha condiviso in rete la ricetta dei Polvorones, dolcetti tipici che si preparano in Messico nel periodo di Natale. Mayda ha la capacità rara di rendere bella (e buona) ogni cosa che fa ma con questi biscotti ha davvero spopolato!

Cosa hanno di tanto diverso dai comuni biscotti che - chi più e chi meno - tutti ci siamo cimentati almeno una volta a preparare? Intanto sono facili facili; hanno bisogno di pochi ingredienti che si trovano già in casa o che si possono acquistare con poca spesa al supermercato; si prestano ad essere ritagliati con gli stampini in tante forme divertenti (e se avete bambini sarà un gioco bellissimo mettere insieme "le mani in pasta"!). In più possono essere trasformati, con l'aiuto di un sacchettino trasparente e qualche decorazione hand made veloce, in un piccolo regalo gradito. Aggiungerei, inoltre, che ogni Polvorones di Mayda porta con sè la musica, il sole, i sapori ed i profumi del Messico. E fa assaporare un Natale diverso, fatto di Posadas che ricordano il vagare di Giuseppe e Maria alla ricerca di un alloggio, di ponche a base di tejocote e zucchero di canna per riscaldare la notte, di villancicos (canti di Natale) che risuonano nelle chiese e di attesa per rompere la pignata, la pentolaccia diremmo noi, nella notte di Natale.

Ma perché avrei dovuto scrivere la ricetta qui sul blog lo scorso anno? Semplice, perché l'avrei ritrovata facilmente e non sarei andata nel panico non riuscendo più a ricordarmi le dosi! Per fortuna le amiche del gruppo facebook di Scambiamoci Ricette - a cui partecipano attivamene molte delle amiche conosciute tramite la pagina facebook della rivista italiana di arredamento e decorazione d'interni Casa Facile, che ha tessuto una tale rete di relazioni che perfino la più alacre delle tessitrici potrebbe morire d'invidia! - sono corse immediatamente in mio soccorso e... questa volta non cado nel medesimo errore dello scorso anno: prendo nota qui sul blog, così so dove andare a ritrovare la ricetta del Polvorones!

Una precisazione: tra gli ingredienti c'è lo strutto. Alcuni di voi non lo usano per i motivi più disparati ma vi assicuro che è proprio merito di questo grasso animale se i biscotti sono estremamente friabili. Se non volete/potete, provate a sostituire lo strutto con della margarina vegetale o dell'olio extra vergine dosandolo un poco alla volta, sebbene il sapore e la consistenza cambino. Se invece utilizzate il burro, otterrete una pastafrolla classica, che però sarà meno friabile.

Vediamo allora la ricetta di Mayda per fare una bella dose di Polvorones de naranja:
- 500 gr. di farina
- 1 cucchiaio di lievito
- 115 gr. di zucchero
- 250 gr. di strutto
- 2 tuorli
- il succo di un'arancia
- la scorza grattugiata di 2 arance.

Per prima cosa sbattete i tuoli delle uova assieme allo zucchero (aiutatevi con una frusta) ed aggiungete un po' alla volta lo strutto.
Unite la scorza grattugiata ed il succo di arancia, quindi aggiungere la farina ed il lievito setacciato. Lavorate molto velocemente, perchè lo strutto tende ad ammorbidire l'impasto. Prima di stenderlo ad un'altezza di mezzo centimetro, vi consiglio anzi di farlo riposare in frigorifero per almeno 30 minuti (più è meglio).
Ritagliate con l'aiuto di stampini i biscotti -  io l'anno scorso ho usato uno stampino ad espulsione a forma di pretzel - e metteteli su una placca rivestita di carta forno.
Cuocete a 200° gradi per circa 15 minuti, sebbene questa sia un'indicazione generica perché, come sempre, i tempi ed i gradi dipendono dai singoli forni.

Quando sono ancora caldi, potete passare i biscotti nello zuccero semolato o "pucciarli" nella cioccolata fusa per rivestirli (golosissimi, l'anno scorso una parte li ho fatti così!). I biscotti si conservano qualche giorno in una scatola di latta.

La tradizione dei Polvorones è tipica dei paesi di lingua spagnola. Se in messico è l'arancia a dare l'aroma ed il sapore ai biscotti, in Spagna sono le mandorle. La ricetta iberica è comunque diversa: la farina viene tostata in forno, si aggiungono le mandorle macinate e non ci sono le uova. Io, comunque, preferisco i Polvorones di Mayda!

Se provate a fare i Polvorones (o se li conoscete già) vi invito a condividere se e quanto vi sono piaciuti!

lunedì 8 dicembre 2014

Mercati di Natale e tempo d'avvento a Siena


Questo è stato il fine settimana dei mercati di Natale: su Facebook e Twitter (per non parlare di Instagram) le immagini che scorrevano erano quasi esclusivamente di mercati o decori natalizi. Le foto più gettonate? Forse quelle dei mercati tedeschi e sudtirolesi, ma non sono mancati i mercati di Natale francesi e svizzeri. Che poi a me è sembrato che in questo week end lungo qualsiasi agglomerato urbano italiano - dalla città alla frazione più sperduta - abbia dato vita ad un proprio mercato di Natale. Ce n'erano dappertutto, per tutte le età ed i gusti, più o meno tradizionali o storici! Occasione per rianimare il fine settimana invernale, per creare occasione di incontro, per dare un'opportunità alla produzione artigianale... di certo, i mercati di Natale richiamano tanti ma tanti acquirenti. E ancor più tanti curiosi. Perché a mio parere nei mercti di Natale la categoria di visitatori più rappresentata è la seconda: guardare, sbirciare, se si può fotografare. E poi passare avanti, al prossimo stand. Di pacchetti e bustine nei mercatini tradizionali ne ho sempre visti pochi, complice forse la qualità talvolta non elevatissima dei prodotti in vendita, spesso di importazione o non autenticamente artigianali.
Per quanto ci riguarda - dopo aver visitato nel 2012 i mercatini tedeschi ed austriaci (Monaco, Norimberga e Salisburgo), nel 2013 i mercatini di Copenaghen e di Malmo, dopo aver scoperto un paio di settimane fa quelli belgi (Bruges e Bruxelles) - questo fine settimana, complice l'esser (finalmente!) tornati a Buonconvento per un paio di giorni, domenica 7 dicembre ci siamo divertiti ad andare a Siena al Mercato nel Campo: che è sì un mercato di Natale, ma soprattutto è la fiera dell'eccellenza agroalimentare locale ed italiana. Tanti i chioschi - che nella forma ricodano i carretti che una volta riempivano i nostri mercati, con una netta preponderanza di banchi enogastronomici rispetto agli stand degli artigiani. Il colpo d'occhio sulla piazza, al crepuscolo, era qualcosa di fantastico: un brulichìo di persone, quasi quante ce ne sono il 2 luglio ed il 16 agosto in occasione del Palio, le lucine accese dei banchi, sullo sfondo il Palazzo Pubblico e la Torre del Mangia! Posso dirlo? Da effetto WoW!
Se molti visitatori erano incuriositi dai decori natalizi, dai bijoux, dalle sciarpe e dalle maglie hand made o anche dalle borse e dai  mille gingilli che chiunque sarebbe felice di ricevere in regalo a Natale tutti, senza nessuno escluso, erano attratti dai tantissimi banchi  che vendevano - ed in alcuni casi, facevano assaggiare - le tante delizie gastronomiche. Dal cacio di Pienza alle baffe di speck dell'Alto Adige, dal pane con lievito madre alla cioccolata di Perugia, dal vino dei vigneti del Chianti ai salumi di cinghiale e di cacciagione. E poi frutta biologica, verdura quasi dimenticata come i "cardi gobbi", ingrediente fondamentale di quello che era un piatto tradizionale senese delle festività (mia nonna li faceva ad ogni Natale, seguendo un procedimento laborioso che prevedeva, nell'ordine: pulizia, lessatura, frittura e cottura nel sugo). Ovviamente anche noi non siamo riusciti a resistere ed abbiamo acquistato cacio di Pienza, riso rosso e aceto balsamico: un po' strenna da regalare, un po' scorta per l'inverno.
Il Mercato nel Campo è solo una delle tante iniziative del programma che Siena ha preparato per il periodo di avvento e per le prossime festività: dal 1° dicembre 2014 fino al 31 gennaio 2015 sono in programma ben 150 eventi, che arrichiscono l'offerta culturale ed artistica della città del Palio, rendendola una delle mete più interessanti dove trascorrere le prossime festività. 

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