venerdì 25 luglio 2014

La Moderna Testaccio a Roma

A Testaccio, luogo di Roma una volta considerato uno dei luoghi meno piacevoli in cui trascorrere il proprio tempo libero: fino a qualche decennio fa qui c'era il mattatoio generale e, sebbene ci siano sempre stati parecchie trattorie ed osterie dove assaggiare il cosiddetto "quintoquarto", ovvero le frattaglie degli animali macellati, elaborati in decine di ricette tradizionali (coda alla vaccinara, rigatoni con la pajata, animelle, fegato alla romana, trippa...), non era decisamente cool! E, comunque, era un quartiere estremamente popolare, dove il punto di richiamo era (ed è ancora, a dir la verità...) il tradizionale mercato di Testaccio, i "testaccini" veraci e innamorati della Roma squadra di calcio, che qui aveva i suoi campi di calcio.
Con il trasferimento dell' "ammazzatora" - come veniva familiarmente chiamato il mattatoio - e la trasformazione dei locali in Museo (ha qui la sede il Macro) i locali e le strade attorno hanno subito una repenina trasformazione: accanto ai vecchi locali di mescita vino hanno aperto enoteche, ristoranti, locali per aperitivi. La musica risuona nell'aria, le strade si riempiono di giovani, al Testaccio ora ci si va per vedere e farsi vedere.
Scegliere un locale dove fermarsi per cena, fare quattro chiacchiere e bere un bicchiere è quasi imbarazzante: ce ne sono davvero decine e decine, non sempre così eccellenti, a dir la verità, spesso con nomi che son più moda che sostanza.

Così non si può dire per il Ristorante La Moderna Testaccio, in Via Galvani n. 89. Intanto perchè non è - solo - locale per nottambuli: La Moderna Testaccio è aperta dalle 7.30 alle 2.00 di notte, dal primo caffè della mattina passando per la colazione, il brunch, il pranzo, il thè, l'aperitivo, la cena ed il dopocena!
Specializzato in cocktail sfiziosi ed in ottima pizza cotta nel forno a legna, lasciata lievitare per ben 48 ore, alla Moderna Testaccio si possono ordinare anche piatti della tradizione italiana, accompagnati da pane fatto in casa, sfiziosi grissini, piccoli supplì (eccellenti quelli al "cacio e pepe") o anche succosi hamburgers.

L'ambiente è estremamente curato e gradevole, perfetto per una serata rilassata e rilassante: vecchie sedie da cinema, mattonelle anni '50, grande uso del legno, del ferro, del vetro ed il grande bancone, posizionato al centro del locale, quasi una plancia di comando. Il locale può essere facilmente trasformato in sala per feste e dispone di un settore che si può isolare per eventi privati.

Come l'ho scoperto? Per caso, partecipando al Travel Massive Roma, meet-up tra gli attori dell'industria del turismo, il più grande a livello internazionale. E come per tutti i grandi amori, al primo sguardo è subito scoccata la scintilla con questo locale delizioso!
Informazioni:
La Moderna - Testaccio
Via Galvani, 98
00153 Roma


(le foto sono tutte di proprietà di La Moderna Testaccio, ad eccezione della n. 5. scattata da me))

giovedì 24 luglio 2014

Lezioni di viaggio (II)

Continuiamo a costruire il nostro puzzle, ops! il nostro viaggio, con un'altra "lezione di viaggio" e qualche dritta fondamentale per la buona riuscita perché, dopo aver determinato con accuratezza il dove-quando-quanto-come, dobbiamo scendere di livello ed entrare nei dettagli.

DORMIRE: a meno che non siate ospiti da amici e parenti, la priorità è definire l'alloggio, ovvero la base dove rientrare la sera e che diverrà, per i giorni del viaggio, la "casa".
Non deve essere necessariamente un hotel: soluzioni ce ne sono a bizzeffe: camping, ostelli, alberghi, case in affitto.
Le domande che dovete porvi, prima ancora di mettervi alla ricerca dell'alloggio, è:
  • quanto voglio spendere per dormire? 
  • voglio un alloggio dove poter tornare velocemente anche durante la giornata per poi riuscire (e quindi: meglio centro o periferia?)
  • la colazione continentale o a buffet è una priorità o per me va bene anche e un caffè ed un cornetto al bar?
  • quanto sono interessata ai servizi aggiuntivi (piscina, SPA, parcheggio, servizio in camera)?
Definito ciò, accendete il pc, preparate la carta di credito e iniziate a drenare Google ed i portali di prenotazione alberghiera (nemmeno ve lo dico, di andare in agenzia... ma se siete proprio pigrissimi, è l'unica soluzione).

MANGIARE: molto più semplice del "dormire". Tuttavia una corretta e buona alimentazione è essenziale per la buona riuscita del viaggio.
Ristoranti, bar e tavole calde ce ne sono più o meno ovunque, così come supermercati e negozi di alimentari dove acquistare il necessario per pic-nic e panini espressi. Qualche ricerca mirata per individuare i locali più validi nella zona può farvi risparmiare parecchi euro ed evitarvi la fregatura. Non abbiate paura di chiedere ad amici, parenti e conoscenti che già sono stati nella vostra destinazione di viaggio: generalmente fa piacere a tutti essere interpellati sulle proprie esperienze e condividere ricordi, soprattutto se positivi. Altrimenti, lanciate un SOS sui gruppi dedicati ai viaggia che ci sono su Facebook (ce ne sono tantissimi).
Se poi volete cenare in un ristorante particolare o stellato, ricordatevi che sarà indispensabile prenotare con ampio anticipo.

VISITARE: createvi un programma di massima con le attrazioni che volete visitare e cercate di armonizzare le visite in base agli orari di apertura. Non c'è nulla di più frustante che entrare in un museo e doverne uscire di corsa dopo un'ora perché chiude!
Acquistare in anticipo on-line i ticket di ingresso a musei ed attrazioni vi faciliterà l'accesso e vi farà evitare le code (spesso ci sono ingressi dedicati).
Sempre per i musei, verificate se ci sono tariffe scontate o gratuità: quasi sempre c'è sempre un giorno al mese in cui si entra senza pagare.
Rivolgersi ad una guida autorizzata può essere un ottimo investimento: vi aiuterà ad entrare nello spirito della luogo, a conoscerne la sua storia e vi fornirà tanti suggerimenti su itinerari da sviluppare successivamente in autonomia. Anche qui la programmazione è essenziale: dovrete prendere contatti in anticipo con la guida (o l'associazione a cui fa riferimento) e fissare l'appuntamento.

SCOPRIRE: questa è, secondo me, la tessera più divertente del puzzle che darà vita al nostro viaggio!
Leggete libri ambientati nella vostra destinazione, ascoltatene le canzoni e la musica, organizzate una cena "a tema" per entrare nello spirito del luogo: tradotto, viaggiate con la mente ancor prima di partire!
E poi: ciascuno di noi ha delle passioni (che sia lo sport, il ballo, la lettura, la musica, la gastronomia, il dècor o l'artigianato non ha importanza...) e cosa c'è di più bello che arricchire le proprie conoscenze anche in viaggio?Cercate indirizzi di negozi specializzati, librerie di nicchia, gallerie d'arte, botteghine, impianti sportivi famosi, atelier e una volta sul posto andate a visitarli: sarà un modo diverso viaggiare, che va oltre alle canoniche mete turistiche.

Il puzzle-viaggio inizia a prendere forma: mancano ancora poche tessere e... il quadro sarà completo!

mercoledì 23 luglio 2014

Castellina in Chianti: a spasso nel quattrocento

Oggi vi porto alla scoperta di Castellina in Chianti, una delle "città del vino", in piena zone del Chianti storico.

Bere del buon vino è uno dei piaceri della vita e non è certo un mistero per chi mi conosce che, di tanto in tanto, qualche assaggino me lo concedo. Mi diverto a degustarlo, a compararlo, ad annusarne i sentori che mutano con la temperatura, mi immergo negli aromi fruttati e nel rosso rubino. Perché a me il vino piace soprattutto rosso, corposo e sostenuto e d'altronde, visto che mi han cresciuta con merende a base di pane, zucchero e Brunello, sarebbe difficile altrimenti... andare in Toscana senza fare un po' di wine-tasting, per me sarebbe come andare al mare ai Caraibi senza fare il bagno! 
La zona vitivinicola a sud di Siena (e parliamo quindi dei territori del Brunello, del Montecucco, dell'Orcia, del Sant'Antimo e del Val d'Arbia) la conosciamo assai bene, mentre così non è per la zona di produzione del Chianti, il vino italiano più conosciuto all'estero, addirittura sinonimo stesso di Toscana e ambasciatore di "italianità" nel mondo con il suo caratteristico contenitore a fiasco. 
Se Montalcino è la capitale del Brunello, la "casa" del Chianti Classico è costituita dai tre comuni senesi di Radda in Chianti, Gaiole in Chianti e Castellina in Chianti e da Gaiole in Chianti, in provincia di Firenze (facile ricordarli: se avete notato, tutti i paesi hanno il suffisso "in Chianti").

La Via Chiantigiana, la strada che da Siena arriva a Castellina in Chianti, passa nel ben mezzo di infiniti filari di uva, le vigne si confondono con i dolci rilievi delle colline che al tramonto rifrangono i raggi del sole e si trasformano in un mare verde dorato. Ad ogni curva della strada muta il panorama ed i punti di interesse: chiese, castelli, tenute e fattorie creano chiazze di cotto rosso che si mescola al verde dei boschi circostanti. Arrivando da Siena, lasciate la macchina al parcheggio appena appena fuori dal paese e a piedi avviatevi verso il centro seguendo Via IV Novembre.
Castellina ha saputo cavalcare il benessere arrivato con il turismo del vino e troverete, cosa insolita per un paese di 3.000 abitanti, negozi di abbigliamento di buon livello. Nel centro medievale si aprono botteghe, ristoranti, enoteche ma soprattutto si affacciano bei palazzi carichi di storia. Molto interessanti le rivendite di alimentari, la macelleria, le cantine che propongono assaggi mentre sempre nella stessa via è aperto un punto informativo di Terre di Siena, l'ufficio turistico della provincia di Siena, a cui potete chiedere informazioni e mappe.

Proseguite lungo Via Ferruccio fino ad arrivare alla Chiesa di San Salvatore, originariamente costruita nel '500 ma distrutta durante la ritirata delle truppe tedesche e ricostruita in stile neoromanico. Continuate quindi fino a Piazza del Comune, la piazza principale di Castellina, su cui si affaccia la Rocca.

La Rocca ha un impianto trecentesco ed è la sede del Museo archeologico del Chianti senese, aperto nel 2006 e strutturato con applicazioni interattive che, assieme ai reperti preistorici ed etruschi conservati, evidenziano come il territorio del Chianti fosse antropizzato fin dall'antichità. 
Il percorso museale è organizzato in 4 sale espositive e termina nell'atrio della Rocca medievale, dove è esposto il prezioso Carro etrusco - una biga a due ruote rivestita di lamine di metallo decorate - rinvenuto in frammenti nel tumulo di Montecalvario ed ora restaurato.
Nel costo del biglietto del museo è inclusa la visita alla Rocca con accesso alla Sala del Consiglio ed alla Sala del Capitano e la possibilità di salire fino in cima alla torre, da cui si può avere una vista unica su tutto il circondario: la vista spazia da Siena a Volterra, dalle colline del Chianti al Casentino.
Curiosità: oltre ai monili ed ai corredi di tombe funerarie, nel Museo sono conservati alcuni semi di uva (vitis vinifera): nella zona del Chianti si produceva vino fin dall'antichità!

Castellina nel medioevo era una vera e propria città fortificata, completamente circondata da mura difensive su cui si aprivano due porte di accesso (porta Senese e porta Fiorentina, fatta saltare durante la II^ guerra mondiale). Sebbene le mura siano stati quasi completamente abbattute nel corso dei secoli, ne restano alcune tracce lungo la Via delle Mura e soprattutto in Via delle Volte, vera meraviglia di Castellina.
Tornando indietro di poche decine di metri, ci si trova infatti all'ingresso del medievale e scenografico percorso pedonale del '400, completamente ricoperto di volte, Secondo alcuni studiosi, questo percorso segue l'antico "pomerium", ovvero la delimitazione della città attraverso una linea o un percorso con funzioni sacre. 
Se dal lato interno di via delle Volte, addossato a quelle che erano le mura orientali della città, si aprono ristoranti, cantine, passaggi nascosti ed atelier, verso l'esterno la via coperta è caratterizzata da finestrelle che affacciano verso la vallata, in origine con funzioni difensive. Percorretela tutta: è una vera immersione nel medioevo!
Nel percorso di visita della cittadina, non dimenticate di cogliere piccoli dettagli curiosi: una statua antropomorfa che occhieggia da una finestra, sculture moderne che armonizzano con le costruzioni medievali, l'onnipresenza del galletto nero, il simbolo del Consorzio del Chianti: lo troverete, oltre che sui collarini delle bottiglie del Chianti DOCG, sulle maglie da ciclismo, sui grembiuli, sui cavatappi...
Informazioni utili:
Biglietto di ingresso € 5.00, previste riduzioni
Aprile/maggio/settembre/ottobre: aperto dal lunedì alla domenica dalla 10.00 alle 18.00
Giugno/Luglio/Agosto: al lunedì alla domenica dalla 11.00 alle 19.00
Dal 1° Novembre al 31 marzo solo sabato e domenica dalle 10.00 alle 17.00

lunedì 21 luglio 2014

Itinerario romano tra il rione Monti ed il Rione Esquilino

Un'amica piemontese mi ha lanciato una sfida di quelle che mi piacciono parecchio: ha solo poche ore di tempo, prima di riprendere il treno che la riporterà a casa e vuole un itinerario "veloce" per scoprire Roma al di fuori dei soliti circuiti turistici Colosseo-San Pietro-Piazza del Popolo.

Sfida che accetto davvero volentieri e, in quattro e quattr'otto, ecco organizzato un itinerario da compiere in 5 ore o poco più senza allontanarsi eccessivamente dalla stazione Termini, con alcune deviazioni ed opzioni da poter scegliere, volendo, anche all'ultimo secondo. E che, in omaggio alla regione di origine della mia amica, passa accanto ad uno dei quartieri di Roma architettonicamente più "piemontesi", edificato quando la Capitale d'Italia si trasferisce a Roma da Torino dopo esser stata per breve tempo a Firenze.

Dopo aver lasciato le valigie in custodia al deposito bagagli della Stazione Termini (*), si attraversa Piazza dei Cinquecento e, non prima di aver dato un'occhiata, almeno all'esterno, al Museo di Palazzo Massimo alle Terme (situato a sinistra della grande piazza romana, oggi ostaggio dei capolinea dei bus) si imbocca Via Luigi Einaudi. Alla destra, lungo il cammino, si trova il Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano. Pochi passi ancora e siamo in Piazza della Repubblica, già detta Piazza Esedra.

Qui merita una sosta ed una visita la Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri: se dall'esterno è abbastanza spoglia, una volta entrati ci si rende conto delle grandissime dimensioni e della ricchezza della struttura, edificata in quella che era una delle aule delle Terme di Diocleziano e rielaborata nel 1500 su progetto nientepopodimenoche di Michelangelo!
Curiosità: sul pavimento del transetto destro corre all'interno della Chiesa per ben 45 metri la meridiana solare (lo gnomone è suggestivo: è un raggio di sole che penetra nella volta attraverso un foro) mentre accanto vi sono raffigurate le costellazioni, le stagioni ed i solstizi. Un vero e proprio orologio solare, usato nel passato per determinare la data in cui avrebbe avuto luogo la Pasqua.

Dopo aver ammirato la bella fontana dell'Esedra (sperando che sia in funzione, perché ogni "tre per due" è sottoposta a lunghe opere di restauro a causa dell'acqua estremamente calcarea di Roma) si scende lungo la trafficata Via Nazionale, su cui si affacciano decine e decine di negozi.

A circa metà della lunga via si trova il Palazzo delle Esposizioni, edificato nel 1880 da Pio Piacentini ed inaugurato nel 1883 "per esaltare la vocazione culturale della città" ed ancora oggi sede di prestigiose esposizioni e mostre. Se avanza tempo, nulla vieta di fare un light lunch (avviso: non è economico) all'Open Colonna, ristorante dello chef Antonello Colonna, che occupa lo spazio scenografico della Serra.

Se invece volete prendere un caffè in un bar che è parte di una catena di torrefazioni famosissime a Roma, non vi resta che attraversare la strada e, dall'altro lato del Palazzo delle Esposizioni, preannunciato da un delizioso profuno di caffè appena tostato, si trova Castroni. Attenzione: ha talmente tanti prodotti, specialità gastronomiche, alimenti provenienti da tutto il mondo che è facile farsi prendere la mano e... dilapidare un piccolo patrimonio!

Ora è il momento di salire al Colle per antonomasia... dal Palazzo delle Esposizioni svoltate a destra su via Milano e prendete la scalinata che porta al Colle del Quirinale. Vi troverete in un battibaleno davanti alla facciata laterale del Palazzo del Quirinale: seguitela andando a sinistra. Lungo il tragitto, rallentate il passo e buttate "distrattamente" l'occhio all'interno della porta carraia: dietro il corazziere in alta montura con elmo e spada, avrete la possibilità di vedere uno scorcio dei famosi giardini interni, che vengono aperti al pubblico in occasione del 2 giugno (è possibile visitare il Palazzo del Quirinale).

Giunti finalmente nella grande piazza, la vista complessiva è davvero scenografica: da un lato la facciata principale del Quirinale, dall'altro il Palazzo della Consulta, più avanti si intravedono i resti dei Fori di Traiano, al centro la fontana dei Dioscuri e... Roma nella sua immensità!

Attraversata la piazza si scende lungo Via XXIV Maggio: ma prima ancora, proprio all'angolo della piazza, si trovano le Scuderie del Quirinale, centro espositivo e sede di mostre di grandissimo rilievo (fno al 31 agosto 2014, in programma la retrospettiva su Frida Kahlo).

Continuate fino a Largo Magnanapoli (scendendo ancora si arriva a Piazza Venezia ed all'Altare della Patria con vista sui Fori ed il Colosseo, se volete fate una breve deviazione) e riprendete in salita Via Nazionale, tornando indietro. Il grande edificio alla vostra destra, massiccio e dall'aspetto inespugnabile, è Palazzo Koch, la sede della Banca d'Italia. Superatelo e poco più avanti prendete via del Boschetto.

Cambia l'ambiente: non più grandi strade, prospettive ariose, palazzi eleganti: qui siamo nella zona che, nell'antica Roma, era identificata come Suburra. Zona popolare (seppur ormai molto "fighetta", ci sono locali graziosi, atelier, sale datè, ristorantini...), vicoli, qualche panno steso che fa tanto dècor, i "nasoni" (le fontanelle di Roma) che imperturbabili fanno scorrere acqua buonissima e fresca. Questa è una zona di Roma che, seppur turistica, non ha ancora completamente perso il suo spirito "caciarone".
Via del Boschetto va percorsa tutta, fino ad arrivare a Via Cavour, la direttrice che collega l'Esquilino al Foro Romano ed al Colosseo (che noi, ahimè, dobbiamo per il momento saltare, altrimenti non bastano 10 ore...). E' invece opportuno fare una breve deviazione, sempre su via Cavour, per visitare la Basilica di San Pietro in Vincoli, dove si trova il Mosè di Michelangelo.

Continuando in salita su Via Cavour si arriva in Piazza dell'Esquilino, dominata dalla Basilica papale di Santa Maria Maggiore, ricchissima di mosaici, pavimenti cosmateschi, soffitti a cassettoni, con opere del Valadier, di Arnolfo di Cambio (il famosissimo presepe), di Giuliano Sangallo. Non ci sono scuse che tengono, dovete visitarla.


Così come da visitare è la chiesa paleocristiana di Santa Prassede, che risplende e rifulge nell'oro dei suoi mosaici bizantini e che si trova a soli 30 metri da Santa Maria Maggiore.

A questo punto, due possibilità in base al tempo ed alla stanchezza: proseguire lungo via Gioberti fino alla stazione Termini, oppure allungare ancora l'itinerario, per una breve immersione nella Roma umbertina.

In questo caso, da Santa Maria Maggiore si prosegue lungo via Merulana fino a Largo Leopardi (sosta consigliata, non economica ma ne vale davvero la pena, al forno Panella, con tante specialità tra cui scegliere uno spuntino). Qui si apre il cosiddetto "Auditorium di Mecenate" che è possibile visitare solo su prenotazione. 

Si torna indietro di un centinaio di metri e si prende via dello Statuto (sosta golosa da Regoli, mi raccomando!) per arrivare fino a Piazza Vittorio, completamente circondata da palazzi ottocenteschi caratterizzati dai grandissimi porticati. Questa è l'unica zona di Roma che ricorda, nello stile, la capitale sabauda.

Al centro il grande giardino botanico, diventato punto di ritrovo di senza fissa dimora, migranti e gatti randagi (censiti, curati e alimentati dalle "gattare"), con l'esoterica Porta Magica. Sempre in zona si deve andare - anche solo per osservarne i locali ma secondo me il gelato è uno dei migliori di Roma - al Palazzo del Freddo, la Gelateria storica Giovanni Fassi ed al mercato di Piazza Vittorio, etnico, colorato, folcloristico. Qui non mancano ristoranti etnici con prevalenza di indiani e bengalesi.

Per tornare alla Stazione Termini, tre possibilità:
- prendere la metro a Piazza Vittorio (è una fermata);
- prendere il tram (n. 5 o n. 14), sono 2 fermate
- andare a piedi (15-20 minuti)

(*)
Deposito bagagli presso la Stazione Termini
(gestito da KiPoint: si trova nel piano interrato lato via Giolitti - guardando i treni, è il lato a destra della stazione - e le tariffe sono per ciascun bagaglio € 6 per le prime 5 ore e poi € 0,60 centesimi per ogni ora aggiuntiva fino alla 12^ ora e € 0,40 centesimi per le ore successive. Il eposito bagagli è aperto tutti i giorni dalle 6.00 del mattino fino alle 23.00

Pistoia, la Giostra dell'Orso

La Toscana è una regione dove le tenzoni che si rifanno al periodo medievale decisamente sono all'ordine del giorno: oltre al famoso ed emozionante Palio di Siena, alla Giostra del Saracino di Arezzo, al Palio della Balestra di Sansepolcro, al Balestro del Girifalco di Massa Marittima solo per citarne qualcuno, la scelta non manca di certo. E il 25 luglio 2014 Pistoia mette in piazza la carriera della Giostra dell'Orso.
Il prossimo 25 luglio Piazza del Duomo diventerà il fulcro della sfida, dove i protagonisti  - 12 cavalli e 12 cavalieri in rappresentanza dei 4 rioni della città - daranno  prova del loro valore e della loro abilità. 
Ciascun rione (Cervo bianco, Grifone, Leon d'oro, Drago) schiera 3 cavalli con i rispettivi cavalieri, che si sfidano a coppie in diciotto round (o, detto meglio, "tornate") per conquistare il palio.
Perchè "giostra dell'Orso? Il bersaglio che i cavalieri devono colpire ed abbattere per guadagnare punti, "lancia in resta", è appunto un orso. Il punteggio ottenuto nei singoli round viene sommato e chi ha il maggior punteggio, vince.
La Giostra dell'Orso è un evento relativamente giovane, riportato alla luce solo negli anni '40 riprendendo una antica tradizione di "palio pistoiese" che risale al 1200 quando, in onore di San Jacopo, il protettore della città, venivano disputate tenzoni tra nobili locali e cavalieri che provenivano dalle altre contee italiane.
La Giostra dell'Orso di Pistoia si tiene il 25 luglio ed è preceduta e seguita da una serie di manifestazioni collaterali come la "vestizione di San Jacopo" (21 luglio, alla statua del patrono viene messa una mantella rossa), le prove ufficiali (22 e 23 luglio) e l'immancable cena della vittoria, il 27 agosto.

La Giostra vera e propria è preceduta da un corteo storico in onore del Santo, detta anche processione dei ceri, il cui percorso segue le antiche mura urbane e vede la partecipazione di oltre 300 persone.

Per vedere la Giostra dell'Orso, ahimè, si paga: 22 euro in tribuna e 8 euro in piedi.

(nelle foto: la Compagnia dell'Orso di Pistoia, che ci ha deliziato con i suoi spettacoli di lotta, con i suoi sbandieratori e con gli arcieri in occasione del blogtour "Un altro parco in Toscana")

venerdì 18 luglio 2014

A Massa-Carrara con Lunatica Festival 2014


Questa volta non è un semplice blogtour. Questa volta è Lunatica Festival 2014, grande evento organizzato dalla Provincia di Massa-Carrara in modalità "diffusa" con spettacoli che, di sera in sera, illuminano d'arte e creano attrazione non solo nei capololuoghi di provincia ma soprattutto nei piccoli, stupendi borghi della Lunigiana, rivitalizzandone i centri storici.

Un appuntamento giunto alla 20^ edizione e diventato oramai irrinunciabile, che attorno al programma principale - fatto di musica, teatro, reading, rappresentazioni sceniche - unisce visite culturali, momenti di convivialità e aperitivi "sotto la lunadove i vini locali si sposeranno ai pregiati salumi del posto, ai formaggi, ai panigacci (cosa sono? Per ora, vi lascio con la curiosità...). 

I borghi e le città in cui si svolge Lunatica sono facilmente raggiungibili dalla costa e dalle vicine città toscane, emiliane e liguri: cosa c'è di meglio che concludere una giornata al mare con una bella serata in compagnia di Lunatica?

Decisamente un bel modo per trascorrere le sere d'estate, per apprezzare buona musica e interessanti messe in scena teatrali: in programma fino al 3 agosto ci sono 39 appuntamenti e una mostra, grandi nomi e protagonisti internazionali. Inoltre, la manifestazione quest'anno è in collaborazione con il Festival Gaber e spesso si ascolteranno le canzoni di Mr. G. interpretate e rielaborate, come nel concerto di apertura dove la musica jazz ha accompagnato la voce di Rossana Casale. 

Altri nomi interessanti di Lunatica?
Tanti, tantissimi: sappiate che saranno ospiti di Lunatica anche Ascanio Celestini, Nada, Stefano Bollani. Ed ospiti di Lunatica saremo anche noi, come inviati speciali per il blog-community Trippando e, ovviamente, per la Bussola e il Diario, in una full-immersion di cultura e scoperte turistiche, tra cui alcune davvero esclusive. Inutile, non vi dico niente altro, seguite i blog su Twitter (@trippando e @ClaudiaShanta) e lo scoprirete! 

mercoledì 16 luglio 2014

Andiamo in Canada: l'itinerario in Quebèc

Quando si è trattato di scegliere il mio regalo di compleanno non ho avuto dubbi: un viaggio. Ma dove? Volevamo una destinazione dove poter trovare, nello stesso tempo:
  • una grande offerta culturale
  • ampi spazi di natura incontaminata
  • atmosfere eleganti
  • esperienze elettrizzanti
E volevamo andare lontano pur sentendoci un po' a casa. Dove trovare tutto insieme se non in... Canada?
Quebec City. Scala caratteristica a Place Royale
Fonte foto: Wikimedia. Autore:Saphir QC- Odette Tremblay
Ma poiché il Canada è incredibilmente immenso - e preparando il viaggio me ne rendo conto ogni giorno di più - mentre il budget ed i giorni di vacanza purtroppo non lo sono, ci limiteremo ad andare alla scoperta del solo Canada orientale, in particolare di una piccola parte del Quebèc (che è altrettanto grande: ha 2.000 km. di estensione da nord a sud e 1.500 da est a ovest per un territorio che è grande 5 volte e mezza l'Italia!).


Il Quebèc è un territorio unico: qui si ha l'unione tra il vecchio ed il nuovo mondo, tra le origini francesi, l'influenza inglese e le radici dei nativi americani. Ed è grazie a questo melting-pot che il Quebèc è  una meta attraente e diversa da qualsiasi altra!
Montreal, City Hall
Fonte foto: Wikimedia. Autore: Jim Trodel
Nonostante per questa volta mi sia affidata ad un'agenzia di viaggio con la speranza di non dover impazzire per organizzare tutto (mai speranza fu più frustata...) ogni giorno aggiungo un tassello alle numerose tappe che comporranno il nostro itinerario. E se all'arrivo atterreremo nella bella Montreal, il rientro a Roma avverrà da Toronto, in Ontario (e che, andiamo in Canada senza fare una puntata alle Cascate del Niagara?).


Nel mezzo, un lungo percorso in auto di quasi 3.000 km. 
Montreal.  Parc du bassin Bonsecours and dome of the Marché Bonsecours
Fonte foto Wikimedia. Autore: 
AnnaKucsma
Cominciamo da Montreal, la seconda città francofona dopo Parigi ed è una città estremamente tollerante, sicura, accogliente, multiculturale. Vi convivono 80 diverse comunità provenienti da tutto il mondo ed il suo stesso patrimonio architettonico concilia modernità e tradizione. Montreal, città esuberante dove il design e la "joie de vivre" sono ovunque, è l'unico luogo al mondo dove esiste una rete pedonale sotterranea di oltre 30 km. (il Réso) in cui in inverno si trasferisce la vita cittadina per fuggire dal freddo che arriva dal nord estremo.
Montreal.  Il vecchio porto
Fonte foto Wikimedia. 
Qui assolutamente da visitare Vieux Montreal, la moderna Downtown, il Mont Royal ed il suo parco, il Centro canadese per l'architettura, il Museo d'arte contemporanea, il complesso di abitazioni Habitat 67, seguendo un itinerario che ci porta attraverso le antiche dimore per giungere fino alle nuove architetture che rendono Montreal città del futuro ma totalmente agganciata alla sua identità quebecchese.
Montreal.  Panorama
Fonte foto Wikimedia. 
Non mancherà poi qualche puntata negli atelier e negli showroom degli artisti e dei designer canadesi ed un passaggio sotto la Tour de Montreal, il simbolo dei Giochi Olimpici del 1976 inclinata come la Torre di Pisa, sebbene con una dimensione ed una pendenza ben maggiori: è infatti alta 165 metri ed inclinata di 45°.
La prima tappa del tour itinerante sarà lungo lo Chemin du Roy, la più antica via canadese che dal 1737 unisce le tre principali città della Nuova Francia, l'area colonizzata dai francesi tra il XVI ed il XVIII secolo: Montréal, Trois-Rivières et Québec. Non mancheranno, lungo la strada, interessanti villaggi in stile franco-canadese dove fare una sosta. 
Montreal Rue St-Louis Fonte foto: Wikimedia. Autore Chensiyuan 
Quebèc. Fonte foto Wikimedia. Autore Gilbert Bochenek
Quebèc City, dove ci fermeremo per un paio di giorni in uno dei più bei boutique hotel della città (questa volta abbiamo fatto le cose davvero in grande!) ha la particolarità di essere la città fortificata più a nord nel continente americano ed è stata dichiarata patrimonio universale dell'umanità dall'Unesco. E’ una città estremamente romantica, permeata dal fascino europeo che in alcuni tratti, soprattutto nel quartiere di Vieux Quebec, la città vecchia, la fanno assomigliare a Parigi, con i suoi negozi, le gallerie d'arte, i numerosi musei.


Proseguiremo poi lungo la Route des Phares nel Quebec Maritime seguendo la riva del Fiume San Lorenzo (ma chiamarlo fiume è davvero riduttivo: per passare da una parte all'altra con il traghetto sono necessarie anche 2 ore e mezzo!), definito in quebecchese "la Fleuve": la maiuscola sottolinea il rispetto per questo fiume navigabile in tutte le stagioni, lungo ben 1600 km. e largo, nel suo punto più ampio, 100 km., che rappresenta una delle più grandi riserve di acqua dolce del mondo. Fiume importante per l'economia ed i commerci: non a caso l'80% della popolazione del Quebèc vive sulle sue rive!
Phare Ile du Pot à l'eau de vie
Fonte foto: Wikimedia Autore: Saphir QC Odette Tremblay
Purtroppo non è stato possibile esaudire il mio desiderio di soggiornare in uno dei tanti fari che si trovano lungo il percorso (in Quebèc ci sono 43 fari, di cui la maggior parte proprio sul San Lorenzo) perché le prenotazioni debbono essere fatte con un anticipo di molti mesi. Sono però più che sicura che che la memoria della macchina fotografica farà un super-lavoro per fotografarne il più possibile! Faremo sosta quindi a Riviere du Loup dove grazie alla perfetta assistenza di Quebec Maritime, l'ente del turismo locale, avremo la possibilità di partecipare ad una crociera-escursione organizzata dalla società Croisières AML.

E, qui, la prima sorpresa: molto, molto probabilmente riusciremo ad avvistare le numerose balene che frequentano il fiume San Lorenzo (la stagione migliore è da maggio ad ottobre). In Quebèc ci sono 13 diverse specie di mammiferi marini, tra cui delfini, balene nere, beluga, globicefali, orche, megattere, balenottere... 

Il giorno successivo ci aspettano tanti, ma proprio tanti chilometri da percorrere: dobbiamo arrivare a Percè, sulla punta estrema della penisola di Gaspè. Per farlo saranno necessarie più di 8 ore di viaggio, quindi già prevedo la sveglia all'alba: d'altronde siamo in viaggio, non in vacanza! La strada prevista prosegue ancora lungo la Via dei Fari, passando per Matane, Cap Chat e Gaspè. Ed anche qui, macchina fotografica andrà a velocità mille!
Rocher Percè. Fonte foto: Wikimedia. Autore: Dennis Jarvis
Per fortuna arrivati a Percè ci aspetta un albergo molto bello, affacciato proprio dinanzi alla Rocher Percè, il particolare monolite forato che è il simbolo stesso della penisola. Dopo una giornata così impegnativa una passeggiata ed una cenetta a base di aragoste e di specialità marinare, è quantomeno il minimo!
Nemmeno il tempo di recuperare che già si riparte: questa volta lasciamo il mare per inoltrarci all'interno della Penisola di Gaspè e raggiungere il Parco Nazionale delle Gaspèsie: meno di 250 chilometri ci porteranno alla Gite du Mont Albert, nel cuore del Parco, dove potremo dedicarci ad attività escursionistiche, visite guidate o... rilassarci nella piscina esterna riscaldata circondati dalle foreste e dalle montagne!
Sarà ben difficile lasciare l'incanto della foresta, ma il viaggio continua... da Saint Anne des Mont dobbiamo raggiungere Matane (non troppi chilometri, per fortuna!). 
Il Parco delle Isole, al centro di Matane. Fonte foto: Wikimedia. Autore: Alchimist
Nei dintorni visitiamo il bellissimo Jardin de Métis, oasi variopinta di fiori e piante che resiste anche al freddo inverno del Quebéc, creata da Elsie Reford nel lontano 1926 e, ad oggi, uno dei più bei giardini botanici del Canada.
Da Matane ci imbarchiamo sul ferry per attraversare il grande fiume e raggiungere la sponda settentrionale: a meno di non voler tornare indietro fino a Quebèc City, il traghetto è l'unica possibilità.
La Marina di Matane (in fondo a dx il nostro hotel!). Fonte foto: Wikimedia. Autore: Splante1
Noi abbiamo scelto di imbarcarci a Matane e scendere a Baie Comeau, porto principale in funzione tutto l'anno perchè gli orari sono particolarmente comodi e per una volta non dovremo fare un'alzataccia, ma ci sono servizi i traghetto anche a Trois-Pistoles/Les Escoumins e Rimouski/Forestville.
Lasciata la Route des Phares e la Penisola delle Gaspésie, ci aspetta ora la Route du Fiord. La tappa in programma è Tadoussac, grazioso centro abitato il cui simbolo, raffigurato in ogni foto, è proprio il caratteristico tetto rosso dell'hotel Tadoussac dove noi pernotteremo. 
Hotel Tadoussac. Fonte foto: Wikimedia. Autore: Taxiarchos 228
Tadoussac. Fonte foto: Wikimedia. Autore:  Bodoklecksel

Qui avremo il secondo incontro con le nostre amiche balene: sempre con l'assistenza di Quebec Maritime abbiamo prenotato un'adrenalinica escursione in Zodiac, il supergommone che porta numerosi passeggeri, per vedere davvero da vicino le balene e far loro "ciao!": so già che anche in Italia sentirete le mie urla mentre solcheremo veloci le acque del San Lorenzo.

Riprenderemo quindi la strada, seguendo lo spettacolare Fiordo di Saguenay fino ad arrivare al placido Lac Saint Jean e da poi a Chambord.
Baia di Saguenaiy. Fonte foto: Wikimedia. Autore: Eric Salard, Paris
Qui, tenetevi forti, ci aspetta un balzo indietro di un secolo: la nostra tappa sarà il Village Val Jalbert, dove fin dalla fine dell'800 era in piena attività una cartiera, attorno cui era nato un villaggio operaio modello, con scuole, chiesa, negozi, trasporti. Oggi il villaggio fantasma è diventato una struttura turistica-naturalistica dove comprendere lo spirito dell'epoca e immedesimarsi nello stile di vita del secolo scorso, oltre che approfittare delle attrattive naturali (c'è una bella cascata, un fiume, tanti sentieri da percorrere...).
Val Jalbert, la cascata accanto alla vecchia cartiera (foto di repertorio).
Fonte foto: Wikimedia. Autore: Peter Van den Bossche
Val Jalbert, le case tipiche (foto di repertorio). 
Fonte foto: Wikimedia. Autore: Clifden
A Val Jalbert ci prenderemo una pausa, per prendere parte alle attività proposte dal Villaggio, fare passeggiate, riprenderci dalle emozioni e visitare i dintorni: il Lac Saint Jean, il Museo Mashteuiatsch di arte e cultura nativa, la route des bluets, ovvero dei mirtilli, produzione tipica della zona e, sembra, particolarmente grandi e gustosi. Vi farò sapere!
Da Lac Saint Jean ci aspetta l'ultimo tratto di itinerario in mezzo alla selvaggia natura quebecchese: crateri, fiordi, canyon, cascate, laghi spettacolari... dobbiamo raggiungere Saint-Alexis-des-Monts e lo spettacolare hotel Sacacomie, dove tra un'escursione in canoa su lago Sacacomie e una cena con vista sulle foreste ci riempiremo gli occhi con la magica natura che circonda il complesso residenziale.

Il Lago Sacacomie. Fonte foto: Wikimedia. Autore: Eric Salard
Hotel Sacacomie. Fonte foto: Wikimedia. Autore: Eric Salard
Sarà davvero difficile lasciare il paradiso, ma l'itinerario non ammette nostalgie: da Saint-Alexis-des-Monts riprendiamo la strada che costeggia le Laurentides e lasceremo il Quebèc per entrare in Ontario con destinazione Ottawa, dove pernotteremo, ed infine Toronto e le Niagara Falls.
Restando in tema gastronomico, nell'itinerario ci aspettano soste gourmet tra i prodotti del territorio e del fiume: non solo aragoste, quindi, perché la cucina del Quebèc mescola con ottimi risutati le influenze europee e native americane. Sidro, pesce affumicato, formaggi (ve ne sono ben 300 diversi tipi!), carne saporita, salmone... e vino: per quanto possa sembrare strano considerate le latitudini, in Quebèc si produce un ottimo vino ed i Domaine, le tenute che generalmente si trovano lungo il confine sud dello Stato, spesso permettono ai visitatori di fare wine-tasting.

Ho visto che anche lungo il nostro itinerario ci sono un paio di Domaine che meritano ed io li ho segnati tra i posti da visitare. Un altro luogo curioso che vorremmo assolutamente vedere - sarà difficile perché siamo decisamente fuori stagione - è la Cabane à sucre: luoghi dove non solo si produce lo sciroppo d’acero ma si assaggiano anche piatti tipici preparati con questo dolce liquido, come le fave al lardo, lo sciroppo d'acero caramellato e le crepès dolci. La produzione dello sciroppo d'acero ha un processo davvero complesso: basti sapere che da 40 litri di linfa d’acero si ottiene un solo litro di sciroppo d’acero!

Informazioni utili:
  • per arrivare in Canada dall'Italia ci sono numerosi voli diretti di 8 ore, operati da Air Canada, Air Transat e Alitalia oltre a innumerevoli collegamenti (con scalo) dalle capitali europee. Il fuso orario rispetto a Roma è -6 (quando a Roma sono le 8 di sera, in Quebèc sono le 2 del pomeriggio). Noi utilizzeremo all'andata un volo Lufthansa con scalo a Francoforte ed al ritorno un  volo diretto dell'Air Canada;
  • il Quebec è formato da 22 regioni turistiche ed è francofono (il francese è la lingua ufficiale anche se l'inglese è parlato e compreso nelle zone turistiche e nelle città, mentre lo è meno nelle aree rurali);
  • così come negli Stati Uniti, la mancia (il "pourboire") è praticamente obbligatoria ai camerieri, baristi, taxisti, parrucchieri. Per definire la mancia da lasciare, i quebecchesi sommano gli importi delle tue tasse applicate al loro conto dei ristorante (TPS et TVQ) – e danno come pourboire la stessa somma (detto in altro modo: raddoppiano l'importo delle tasse). Se negli hotel il facchino vi porta i bagagli, ricordate che anche lui si aspetta una mancia: calcolate almeno un dollaro canadese (CAD) per valigia;
  • per noleggiare e guidare un'auto in Canada, la patente di guida internazionale, seppur non obbligatoria, è caldamente raccomandata in quanto con la sola patente di guida italiana ci son stati problemi ed incomprensioni con la polizia locale o con le società di noleggio. Da tenere ben presente che il limite di velocità orario è generalmente di 90 km.;
  • Le prese elettriche sono di tipo americano e l'elettricità viene erogata a 110 volt: dall'Italia è necessario premunirsi di adattatore.
L'organizzazione del nostro viaggio è stata largamente supportata - con informazioni, assistenza, disponibilità  - dall'Ente ufficiale del turismo Quèbec Originalche ringraziamo particolarmente. Ed in qualità di blogger italiani in visita nel Quebèc per raccogliere materiale per articoli e post, siamo stati ufficialmente accreditati dal Ministero del Turismo del Quebec.

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