giovedì 21 agosto 2014

Vacanze fuori stagione: la costiera amalfitana

Voglio una meta dove trascorrere un week end, dove scaldare il cuore sotto i raggi tiepidi del sole, mentre l'aria nella sera diventa frizzantina e fa desiderare un maglione caldo in cui avvolgersi, non troppo distante in termini di chilometri ma lontanissimo dal caos e dai pensieri, capace di di far sorridere e guardare il cielo con gli occhi colmi di stelle. Una meta come la Costiera Amalfitana.

Forse è ancora presto per pensare alle fughe d'autunno, o forse no. Non è così prematuro iniziare ad immaginare dove trascorrere weekend lunghi, quelle pause felici che dal venerdì si allungano fino al lunedì, attimi rigeneranti da collocare nel bel mezzo della routine tornata abitudine dopo la pausa dell'estate. Fine agosto, settembre, ottobre... mesi ideali per scoprire o riscoprire Amalfi, Ravello, Minori, Positano: tutte perle della Costiera Amalfitana, declinate in ordine sparso e incompleto.
Terminata la ressa estiva, i luoghi amati da pittori e poeti tornano padroni di se stessi, dimenticando l'assalto dei turisti e le file interminabili di autobus che congestionano le strade strette a strapiombo mentre il profumo dei limoni riempie di nuovo l'aria e nelle viuzzole risuonano i passi che congiungono, in un percorso dolcemente obbligato, un aperitivo sfizioso ad una cena golosa.
Meta ideale per chi abita nel centro e nel sud dell'Italia, raggiungibile agevolmente tramite l'autostrada che porta fino a Salerno: da qui inizia la statale che, in un continuo susseguirsi di curve e strettoie, collega in circa 80 km. -  e ben più di due ore di tempo - Vietri, la porta della Costiera Amalfitana, a Sorrento.

Tra una curva e l'altra, compaiono i paesi che affacciano sul mare: dopo Vietri,  Cetara (famosa per le alici), Erchie, e poi ancora Maiori con le sue scale strette che si inerpicano fino alle pendici delle limonaie e la caratteristica Minori con i resti archeologici della villa romana. Poco più avanti, percorrendo la litoranea, si incontra lo svincolo che porta fino a Ravello che, alta sulla collina, domina il panorama con ville nobili, parchi e giardini sospesi sul mare azzurro, chiese barocche che contendono lo spazio all'architettura contemporanea dell'auditorium opera di Oscar Nyemeier.

Subito dopo il piccolo borgo di Atrani, appena superato il costone della montagna appare la meravigliosa Amalfi, ricca di arte e di storia. La sosta è quasi obbligata per visitare il bellissimo Duomo - concreta rappresentazione del potere non solo economico dell'Antica Repubblica marinara che nel medioevo in Italia aveva la supremazia del mare e dei commerci - e per una lenta passeggiata sulle stradine interne e sulla via dove le cartiere sfruttavano gli impetuosi corsi d'acqua che dai Monti Lattari scendono al mare e dove è aperto il Museo della Carta
Amalfi è il regno delle botteghine dove acquistare liquori e specialità al limone: non c'è viaggio in Costiera Amalfitana senza limoncello, mentre gli scialatielli (la tipica pasta "povera", spesso condita con un ricco sugo di pesce) è l'unione sublime di mare, cielo e terra. 
La strada prosegue fino ad incontrare il Fiordo di Furore, Praiano e infine Positano, con le sue case che creano un anfiteatro colorato affacciato sull'azzurro. Ancora oggi sulle le stradine si aprono piccole boutique specializzate in abbigliamento estivo colorato, poco impegnativo, che fa grande uso di materie naturali come lino, cotone, cuoio: la cosiddetta "moda alla positanese" non va mai fuori moda! 
Ancora poche decine di chilometri, di tanto in tanto ravvivati dai colori dei limoni in vendita sui chioschi lungo la strada, la vista magnifica da Sant'Agata dei due Golfi  e Sorrento, con il Vesuvio sullo sfondo, è lì, che aspetta.
Si percorre in due ore, la strada, ma ne servono almeno 48 per scoprire la Costiera Amalfitana, soffermarsi con calma ad ammirarne i panorami, assaggiarne le specialità (sapete che qui le melanzane vengono trasformate in dolci, ricoperte di cioccolato?), godendone l'aria profumata e lasciando gli occhi liberi di sorridere e guardare il cielo con gli occhi colmi di stelle. 

Le balene in Quebec: whale watching a Riviere du Loup

Quando siamo partiti per il Canada, il nostro principale obiettivo era di immergerci nella natura più o meno selvaggia del continente canadese e tra le varie esperienze che avevamo in programma una delle più attraenti era sicuramente l'incontro con le balene. Non certo in un acquario o riprodotte su gadget turistici, ma proprio "vere balene"! Il fiume San Lorenzo è infatti uno degli habitat migliori per osservarle dal vivo: qui, infatti, dove l'acqua dolce del grande fiume si mescola con quella salata dell'Oceano, i cetacei trovano nutrimento e immensi spazi dove nuotare sicuri. 

Premesso che ogni specie di balena ha il suo cibo preferito, tutte prediligono i microscopici gamberetti (krill), che proliferano nelle fredde acque dell'estuario, ed il plancton che qui è particolarmente abbondante soprattutto nel periodo che va dalla tarda primavera al primo autunno, i momenti dell'anno migliori per incontrare questi mastodonti del mare.
Abituati agli spazi sostanzialmente ristretti dei nostri fiumi e dello stesso Mediterraneo (una pozza d'acqua salata in confronto all'enorme oceano), il primo momento di grande stupore è l'incontro con il fiume San Lorenzo: se a Québec City è già talmente grande da sembrare un immenso lago solcato da navi cargo, non appena ci si avvia verso l'est il fiume raggiunge dimensioni imponenti, che lo fanno assomigliare  ad un mare senza fine. 

Nel nostro itinerario quebecchese, che vi ricordo è inizialmente partito da Montreal per poi procedere alla volta di Québec City, della penisola delle Gaspesie, del Parco Marino di Saguenay, del Lac Saint-Jean e delle Mauricie, abbiamo appositamente scelto di fare tappa a Riviere du Loup perché dal suo piccolo porto partono anche le crociere-escursioni organizzate dalla compagnia di navigazione AML, esperti conoscitori del fiume e dei suoi "grandi abitanti". La compagnia ha altri porti di partenza, tra cui il più noto è sicuramente Tadoussac, sulla sponda nord del San Lorenzo, da cui oltre alle navi turistiche per il whale watching partono veloci Zodiac in grando di "inseguire" i cetacei (e noi, grazie alla fondamentale assistenza della compagnia AML e di Québec Maritime, siamo riusciti a fare entrambe le esperienze!). 
E' possibile prenotare le crociere sia via internet (ed è la migliore opzione se la programmate in periodo di alta stagione, soprattutto nei week end il rischio è di non riuscire ad imbarcarsi), oppure, nel caso specifico di Rivière du Loup, acquistare il biglietto presso l'ufficio locale situato nel bel mezzo della rotonda che caratterizza il piccolo porticciolo. In alcuni casi si può acquistare l'esperienza anche tramite l'hotel.

In estate da Riviere du Loup le crociere-escursioni hanno due partenze: alle 9.30 ed alle 13.30, con imbarco mezz'ora prima ed una durata complessiva di tre ore e mezzo. Non abbiate timore, il tempo passerà talmente veloce che vi sembrerà quasi impossibile che è già ora di rientrare!
A Riviere du Loup l'imbarco avviene rapidamente, nonostante le file di turisti che normalmente si affollano in attesa: la routine è ben rodata ed il personale competente e capace. Si sale su un grosso catamarano a due ponti, quello inferiore coperto (dotato di toilette e con un piccolo angolo bar/rivendita di gadget) e quello superiore scoperto. Considerato che, come la gran parte dei partecipanti all'escursione, rimarrete sempre sul ponte aperto per cercare di catturare ogni più piccolo movimento dell'acqua alla ricerca delle balene e che sul San Lorenzo fa decisamente freddo, organizzatevi con un maglione in pile, un cappello, una sciarpa ed anche un bel k-way anti vento.
L'effetto generale è un po' da gita scolastica, almeno all'inizio: turisti vocianti, bimbi un po' spaventati dalla novità, il rumore possente del motore. Tuttavia abbiate pazienza perché, non appena preso il largo (l'imbarcazione è decisamente veloce) la guida naturalistica che accompagna l'escursione inizierà a darvi tutte le informazioni necessarie per scoprire il misterioso mondo dei cetacei e non ci vorrà molto che la prima testolina bianca appaia tra le onde. Oh! Un beluga!
(grazie alle approfondite informazioni della guida naturalistica, ho scoperto che i beluga sono piccole balene artiche, che hanno la particolarità di aver eletto il fiume San Lorenzo a loro dimora abituale e lo popolano tutto l'anno).

L'imbarcazione rimane ferma per una mezz'ora nel mezzo del fiume, permettendo ai beluga di avvicinarsi in tranquillità e in sicurezza. Nella nostra entusiasmante esperienza, al primo beluga se ne sono velocemente affiancati altri due, creando insieme una fantastica coreografia spontanea fatta di balzi, giravolte, veloci incursioni sotto lo scafo: decisamente un momento magico, irripetibile. 

La sarabanda dei beluga è continuata a lungo, quasi avessero adottato lo scafo della nave AML. Altri beluga non erano distanti, incredibilmente numerosi e così spettacolari con la loro pelle bianchissima, quasi lattea. 

Ma la nostra pacifica caccia alle balene non era finita: il capitano ha acceso nuovamente i motori per dirigersi più al largo e ad est, quasi all'altezza dell'Isle Vert, per una nuova sosta-balena. Questa volta nell'acqua un po' torbida del fiume (aveva piovuto nei giorni precedenti) non solo beluga, ma una grandissima sagoma nera che ritmicamente usciva dall'acqua, non troppo distante dalle coste e dalle case che ci sono sulla punta estrema dell'Isle Vert. Dall'entusiasmo un po' rumoroso (eravamo assieme ad un gruppo infinito di turisti cinesi che definire "vivaci" è dir poco) improvvisamente la barca è precipitata nel silenzio: vedere emergere un cetaceo così grande, che porta alla mente ricordi letterari (dal Giona biblico al  Moby Dick di Melville, passando per l'italico Pinocchio), fa davvero restare senza parole. Un gigante del mare, placido e indifferente. 
Esperienza totalmente coinvolgente, meravigliosa ed emotivamente forte. Una crociera-escursione adatta a tutti e per tutti, bimbi inclusi. Ed è praticamente impossibile non incontrare le balene: nel San Lorenzo vivono ben 13 specie di mammiferi marini, dal piccolo delfino fino alla grande balenottera azzurra, il più grande animale del nostro Pianeta, che può raggiungere la lunghezza di ben 25 metri (come una casa di 8 piani, insomma!) e molti di loro appartengono a specie protette perché a rischio di estinzione. E molte altre balene, ancor più grandi, le vedremo nel corso dell'uscita con lo Zodiac che faremo a Tadoussac...
Inutile dirvi che è indispensabile avere con voi una macchina fotografica e, se lo avete, un binocolo: simili esperienze meritano di essere ricordate e condivise!

Cosa è:
crociera-escursione per l'avvistamento delle balene nel fiume San Lorenzo.
Dove:
Québec, Canada. Le barche partono da diversi i porti di imbarco, in questo caso noi ci siamo imbarcati a Rivière du Loup
A chi è adatta:
a tutti
Consigli:
  • vestirsi "a cipolla" con maglietta, maglione e kway;
  • non dimenticare una sciarpa e, se particolarmente freddolosi, un cappello;
  • portare binocolo, macchina fotografica, cinepresa, smartphone per catturare attimi preziosi ed irripetibili!
Qualche informazione sulla Compagnia di navigazione AML Cruisières:
si tratta dell'organizzazione di crociere escursionistiche marine più importante del Québec, presente in 10 porti della Provincia e con una flotta di 21 imbarcazioni tra cui la moto nave Louis Jolliet - la più grande barca per crociere-escursioni in Canada (può trasportare 1000 passeggeri) - e due ristoranti galleggianti per crociere esclusive. Nel 2013 i passeggeri trasportati dalla compagnia AML sono stati oltre 500.000. Fondata nel 1972 da dal Guy Hamel assieme al figlio Eduard può contare su più di 40 anni di esperienza ed ha vinto numerosi premi.  
Il gruppo AML si occupa anche di crociere nel bacino fluviale di Montreal nonché del trasporto shuttle di passeggeri e ciclisti tra Montreal e l'Isola di Montreal, Sant'Elena e Longueuil.

mercoledì 20 agosto 2014

Festival Elba Isola Musicale d'Europa 2014: il programma

Con i festeggiamenti per il bicentenario del soggiorno (obbligato!) di Napoleone Bonaparte all'Elba, quest'anno l'Isola toscana è decisamente una meta ancor più interessante dove trascorrere vacanze tardive o "staccare la spina" per qualche giorno, tra belle spiagge e paesini accoglienti. Numerose le proposte di eventi culturali e musicali che contribuiscono a rendere il soggiorno piacevole: tra questi il Festival Elba Isola Musicale d'Europa, giunto al 18° anno di programmazione, che avrà luogo dal 28 agosto al 7 settembre 2014 al Teatro Vigilanti ed in altre location di Portoferraio, a Rio nell'Elba e in luoghi particolarmente suggestivi dell'Isola.

Il direttore artistico George Edelman ha "costruito" per quest'anno una rassegna con una ricca serie di concerti, tra cui spiccano i nomi di Yuri Bashmet, che si esibisce nella triplice veste di solista, musicista da camera e direttore dell'orchestra dei Solisti di Mosca, e Mario Brunello e Victor Tretiakov.

Al Festival è assicurata la presenza di solisti affermati come il pianista Enrico Pace, la violista Béatrice Muthelet e il clarinettista Romain Guyot oltre al trio Merlin Ensemble-Wien e l'Ensemble musico-teatrale Lumen Harmonicum, che presenterà all'Eisola d'Elba uno spettacolo musicale legato proprio a Napoleone. 

Non solo musica classica, però: il jazz mescolato a sonorità afro aprirà il Festival con il concerto gratuito nella piazza di Portoferraio della cantante franco-beninese Mina Agossi mentre il jazz diventa classico con un quintetto newyorkese di eccezionale valore: Mark Turner, Peter Bernstein, Aaron Goldberg, Reuben Rodgers e Greg Hutchinson. 

Musica ma anche teatro, al Festival Elba Isola Musicale d'Europa: al Teatro Garibaldi di Rio nell'Elba il tributo all'Imperatore francese andrà in scena con un reading musicale di Marisa Tanzini.

Evento classico del Festival, sempre molto atteso, è il concerto con cena presso il lussuoso l’Hotel Hermitage, particolarmente apprezzato per l’eccellenza e l'esclusività della posizione, che affaccia su La Biodola, una delle più belle spiagge dell’Isola d’Elba.

Momento d'incontro tra musica, natura e storia particolarmente suggestivo sarà il concerto mattutino del 6 settembre 2014 nel Santuario della Madonna del Monte a Marciana, immerso nel verde: qui Mario Brunello farà rivivere, tramite le note del suo violoncello, i momenti d'intimità tra Napoleone e Maria Walewska. 

La conclusione del Festival sarà sulle note della Terza Sinfonia op. 55 "Eroica" di Beethoven, inizialmente dedicata dal compositore proprio all'Imperatore, eseguita dall'Orchestra dei Solisti di Mosca, per l'occasione in versione ampliata e sotto la guida del Mº Yuri Bashmet.

Legato al Festival, l'Elba Festival Prize 2014 premia i talenti emergenti e quest'anno verrà assegnato al quindicenne violinista ucraino Dmitri Udovičenko. Il premio, istituito nel 2003 e sostenuto dall’Associazione Amici del Festival, promuove iniziative legate alla musica classica anche al di fuori della rassegna estiva.

Il Programma nel dettaglio:

Giovedì 28 agosto, Centro Storico, Portoferraio – ore 21.15 
MINA AGOSSI TRIO
Mina Agossi, vocals – Eric Jacot, contrabbasso – Simon Bernier, batteria
Concerto Jazz

Venerdì 29 agosto, Teatro Vigilanti, Portoferraio – ore 21.15 
New York All-Stars Quintet 
Mark Turner, sassofoni – Peter Bernstein, chitarra – Aaron Goldberg, pianoforte
Reuben Rogers, contrabbasso – Greg Hutchinson, batteria 
Concerto Jazz

Sabato 30 agosto, Teatro Vigilanti, Portoferraio – ore 21.15
Enrico PACE, pianoforte

Domenica 31 agosto, Teatro Vigilanti, Portoferraio – ore 21.15
MERLIN ENSEMBLE-WIEN

Lunedì 1 settembre, Teatro Vigilanti, Portoferraio – ore 21.15
Enrico PACE, pianoforte - Romain GUYOT, clarinetto - Béatrice MUTHELET, viola 

Martedì 2 settembre, Teatro Vigilanti, Portoferraio – ore 21.15
Lumen Harmonicum Gruppo strumentale
Spettacolo Storico-Musicale presentato da Valentino Sani
LO STRADIVARIO della DISCORDIA
Farsa musicale semiseria sui trascorsi serenissimi e napoleonici dell'abate Giuseppe Cervellini. Musiche di A. Vivaldi, G. Tartini, J. Haydn, L. van Beethoven, J. Rossini e G. Cervellini. Testi di Massimo Favento

Mercoledì 3 settembre, Teatro Garibaldi, Rio nell'Elba – ore 18.00
Napoleone: da Mosca a Portoferraio
Marisa Tanzini, voce recitante
Testi tratti da "N" di Ernesto Ferrero, "Guerra e pace" di Lev Tolstoj e "Il figlio dell'Impero" di Francesca Sanvitale. Musiche di G. Paisiello, L. van Beethoven, R. Schumann, C. Debussy, S. Prokof'ev

Mercoledì 3 settembre, Duomo, Rio nell'Elba – ore 21.15
Romain GUYOT, clarinetto - Solisti di Mosca Chamber Players

Giovedì 4 settembre, Hotel HERMITAGE, Portoferraio – ore 18.00 
concerto-cena 
Yuri Bashmet, viola – Ksenia Bashmet, pianoforte – Quintetto d'archi dell'Orchestra I Solisti di Mosca 

Venerdì 5 settembre, Teatro Vigilanti, Portoferraio
ore 19Presentazione del libro 'Napoleone e la Musica. Un itinerario musicale', con le autrici Monica Guarracino e Giulia Perni
ore 21.15Orchestra Solisti di Mosca – Yuri Bashmet, direttore - Mario Brunello, violoncello – Andrei Poskrobko e Mikhail Ashurov, violini 


Sabato 6 settembre
ore 11.00 - Santuario della Madonna del Monte, Marciana 
Mario Brunello, violoncello
concerto
ore 18.30 - presso “Il Libraio”, Calata Mazzini, Portoferraio 
Mario Brunello presenterà il suo libro 'Silenzio' (Feltrinelli Ed.)
ore 21.15 - Teatro Vigilanti, Portoferraio
Orchestra Solisti di Mosca – Yuri Bashmet, viola e direzione – Victor Tretiakov, violino – Natalia Likhopoj, violino

Domenica 7 settembre, Teatro Vigilanti, Portoferraio – ore 21.15
Orchestra Solisti di Mosca – Yuri Bashmet, viola e direzione – Ksenia Bashmet, pianoforte
Elba Festival Prize: Dmitry Udovičenko, violino 

Per informazioni:
Tel. +39 392 3815400
info@elba-music.it

martedì 19 agosto 2014

Le Prime Nazioni canadesi: incontro con gli gli Ilnu del Quebéc

Tornata oramai da un paio di giorni da un viaggio entusiasmante che ci ha fatto  immergere nelle foreste del Canada per osservare da vicino orsi e caribù, solcare  il fiume San Lorenzo per osservare le balene e percorrere 3.800 km. di strade punteggiate da deliziose cittadine, sono ora nel bel mezzo dell "Effetto Québec" e della conseguente sindrome da pagina bianca: da dove inizio a raccontare? 
Vorrei scrivere di tutto e di tutti, raccontare ogni secondo trascorso nella terra degli aceri e delle alci ma mi rendo conto che è impossibile condensare le emozioni forti che ancora mi colmano il cuore.

Eppure, un inizio c'è. Non cronologico, perché in realtà connesso ad un incontro avvenuto a metà del nostro itinerario, tuttavia rappresenta le radici stesse del territorio canadese, del popolo originario che abitava l'immenso territorio, ben prima che Jacques Cartier nel 1534 piantasse la sua croce sulla penisola di Gaspè o che Samuel de Champlain, nei primi anni del 1600, esplorasse la regione su richiesta del Re di Francia.

L'incontro con gli Ilnu, uno dei popoli che fanno parte dell'insieme delle Prime Nazioni - così vengono definiti gli appartenenti alle popolazioni amerinde - è avvenuto sul Lac Saint-Jean in un luogo dal nome per me impronunciabile, Mashteuiatsh, a 6 km. di distanza dalla città di Roberval. Come tutte le riserve canadesi, può contare su uno statuto autonomo che le consente di avere un proprio organismo amministrativo, scuole, servizi di polizia e di vigilanza. 

Mashteuiatsh è stata fondata nel 1856 con il nome per me altrettanto difficile di Ouiatchouan e si tratta della più antica comunità Ilnu, che furono definiti dai colonizzatori francesi come "Montagnard", gli uomini delle montagne.

Non vi aspettate però di entrare in un campo di tende, di te-pee o ancor meno di baracche: Mashteuiatsh è una graziosa cittadina, con strade che portano i nomi degli animali della foresta e belle case curate con giardini fioriti, affacciata sul grande lago che, fino a pochi decenni fa, era denominato con il nome Ilnu di Pekuakami. Tra coloro che vivono nella cittadina e chi abita nei suoi dintorni, la comunità può contare su circa 5.000 appartenenti alla Prima Nazione Ilnu, impegnati in attività economiche, artigianali, turistiche o legate ai servizi e giustamente ben orgogliosi delle proprie radici, che affondano nel tempo fino a oltre 5.000 anni fa.

 Mashteuiatsh mi sono commossa, come poi mi accadrà ancora un paio di volte nel viaggio in Québec: abbiamo incontrato donne, anziani, ragazzi, ognuno a suo modo orgoglioso e fiero di far parte del popolo Ilnu, ed ho apprezzato infinitamente la loro grande disponibilità nel raccontare e condividere la propria storia, non sempre facile, e la voglia di incontrare chi viene da lontano.
Spesso il turista viene in Québec per la sua natura strepitosa ma si dimentica di rendere omaggio, e soprattutto di ascoltare, chi di quella natura è il vero conoscitore. Ed è encomiabile che a Mashteuiatsh si sia creato non solo un Museo, ma anche un carrefour di accoglienza, dove poter incontrare gli anziani Ilnu, apprendere il loro modo di vivere e di concepire lo scorrere del tempo, il loro rapporto ancestrale con la natura e con gli animali della foresta.

Il nostro itinerario alla scoperta delle tradizioni Ilnu ha preso avvio proprio nel Museo nativo di Mashteuiatsh, dove siamo stati accolti dall'energia e dalla grande cortesia di Denise Nardino Robertson: di lontane origini italiane (il bisnonno era nato a Bologna) e moglie di un Ilnu, ci ha fatto da guida presentandoci le esposizioni permanenti e temporanee: domande, risposte, ancora domande... la vita degli Ilnu è talmente affascinante che non si finirebbe mai di volerne sapere di più!
Una volta entrati nel Museo, la visita prende avvio con un filmato di una ventina di minuti, essenziale per comprendere le abitudini e le abilità degli Ilnu: capaci cacciatori e pescatori abituati a trasformare in utili strumenti quel che la natura offre (pelli, ossa, pietre, rocce), grandi conoscitori dei territori e delle tracce degli animali. Un Ilnu non teme il freddo, la neve o il ghiaccio, ma li utilizza a suo favore. Capaci di costruire capanne e ripari, ancora oggi gli Ilnu utilizzano tecniche affinate nei secoli per cacciare gli orsi ed i caribù, che scuoiano con abilità per ottenerne pellicce e pelli pregiate. Ciascun Ilnu ha infatti tutt'ora il diritto ad uccidere ogni anno un caribù ed un orso e se a noi europei "animalisti" ciò può creare un certo disagio, abituati come siamo a considerare gli orsi animali tutelati e protetti, vi assicuro che una volta entrati nello spirito del luogo e nelle tradizioni, la caccia non sembra essere più così orribile.
La visita al Museo continua ammirando le riproduzioni di ambienti di vita Ilnu e osservando gli stupendi manufatti artigianali dove vestiti di pelle ricamati, copricapi piumati, morbide scarpe, ornamenti "catch-dream", legni e ossi scolpiti riescono a far comprendere al turista-visitatore lo stile di vita di questa Prima Nazione. Da segnalare che nel Museo viene posta grande attenzione ai giovani visitatori, con attività dedicate ai bambini ed ai ragazzi.

Il Museo, oltre all'esposizione permanente, ha un settore temporaneo dove vengono esposte opere d'arte contemporanea di rappresentanti della comunità Ilnu: noi siamo stati decisamente fortunati perché quando lo abbiamo visitato era in esposizione la collezione di quadri di Sarah Cleary, un grande inno alla vita attraverso i colori vibranti che caratterizzano le sue opere. La stessa artista è anche l'autrice del grande pannello (acrilico su legno) sulla vita e le tradizioni degli Ilnu, esposto presso il Centro di Accoglienza.
Se una visita al Museo è indispensabile per comprendere la storia e le abitudini degli Ilnu, la scoperta della riserva di Mashteuiatsh non può dirsi completa senza la visita al Carrefour di accoglienza Uashassihtsh.
Una volta entrati, verrete salutati con "Kuei!", ovvero la parola Ilnu che significa "buongiorno, ciao" e quindi vi troverete in un grande salone con elementi informativi da cui si accedere in un ampio spazio all'aperto dove è ricostruito un villaggio Ilnu: tende, capanne, punti di ritrovo... qui gli Ilnu, grandi e giovani, si trasformano molto volentieri in guide e mentori per i turisti e per coloro che vogliono saperne di più sulle loro tradizioni e sul loro modo di vivere.
Scoprirete che il pane preparato sul fuoco è assai più buono di quello che siamo abituati a mangiare, che dormire in una tenda su un "materasso" fatto di rami di abete può essere una profumatissima esperienza, che ricamare la pelle di caribù è estremamente difficile e richiede abilità, che dalle ossa di un animale, non importa se bufalo, orso o caribù, si possono ottenere strumenti di lavoro utili, che dai rami degli abeti si ricavano pagaie e che le tende possono essere di diverse forme, non solo tepee ma anche yurte che richiamano le tende mongole. A proposito: sapevate che i progenitori dei nativi americani provenivano dall'Asia e sono transitati nell'America del Nord  attraversando lo stretto di Bering?
E se osservare le tecniche di lavorazione è interessante, ancor più lo è ascoltare i racconti degli anziani (la lingua usata, oltre al Nehluen ovvero la lingua autoctona, è il francese, ma qualcuno parla un ottimo inglese): sguardi intensi, volti segnati dal sole e dal vento e mille parole che scaldano il cuore. Se poi uno di loro ti fa sedere su una sedia "regale" e si fa fotografare con te, non puoi far altro che emozionarti e sentire che qui, in questo luogo proteso nel grande lago, resiste ed è viva la storia più antica del Canada.
Prima di essere Québec, ancor prima di essere "Nouvelle France" - come gli esploratori francesi chiamarono la nuova colonia - i territori canadesi erano patrimonio dei popoli nativi, quelli che spesso siamo erroneamente abituati a chiamare a causa dei troppi film western, "indiani d'America". I popoli delle Prime Nazioni, come è più corretto indicare, erano i fieri e nel contempo pacifici abitanti delle sconfinate distese, abilissimi cacciatori e grandi conoscitori della natura.
Nonostante gli iniziali commerci con i francesi (e all'epoca lo scambio non era certo alla pari: un fucile in cambio di innumerevoli pellicce) e la successiva integrazione sociale, scolastica e culturale i popoli delle prime nazioni non hanno dimenticato la loro storia, che volentieri condividono con chi ha voglia di conoscerla. 

E per chi vuole saperne di più su come si pronunciano i nomi difficilissimi, il sito della Comunità potrà venire in aiuto!

*****

Mashteuiatsh si trova nella provincia di Saguenay-Lac Saint-Jean, sulla sponda occidentale del Lac Saint-Jean e dista da lla principale città della provincia, Chicoutimi/Saguenay, 110 km. Si raggiunge percorrendo la strada 169.
Da Tadoussac (meta privilegiata di molti turisti italiani in quanto si tratta di un luogo favorevole all'avvistamento delle balene) si raggiunge percorrendo tutta la via dei fiordi fino a Saguenay e quindi di nuovo percorrendo la strada 169.
Il Museo è aperto da maggio ad ottobre giornalmente dalle 9.00 alle 18.00, mentre nel periodo invernale dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 13.00 alle 16.00. Biglietti di ingresso base per il Museo ed il Carrefour di accoglienza Uashassihtsh $ 20,00 (previste riduzioni).

mercoledì 13 agosto 2014

Festeggiare l'estate con un picnic!

D'estate cosa c'è di più divertente che organizzare un pic-nic? Sul prato, sulla spiaggia, sull'aia di un podere... l'importante è stare bene insieme con cibi sfiziosi per rendere piacevole lo stare insieme.
fonte: Wikimedia

Ma da dove si comincia, per organizzare un pic-nic? 

I contenitori: il pic-nic può essere improvvisato o studiato a tavolino come alternativa ad un invito formale. Nel secondo caso, per facilitare il trasporto di tutto il materiale, inserite tutto nei grandi bustoni plastificati "da supermercato". Per far scena, potete anche inserire le pietanze in un "hamper", il classico cesto di paglia all'inglese. Portate con voi anche un rotolo di pellicola alimentare, uno di alluminio e dei contenitori ermetici per conservare ciò che avanza.

La scenografia: un pic-nic che si rispetti ha bisogno di una scenografia che rende l'insieme sognante. Quindi vi servirà:
  • un telo su cui sedersi: se siete sulla spiaggia, potrà andar bene un grande foulard di cotone (un vecchio copridivano andrà alla perfezione) mentre sull'erba umida sarà meglio un telo di plastica o una cerata
  • qualche cuscino per sedersi
  • uno o più vassoi grandi di legno o plastica per appoggiare le pietanze preparate
  • una vecchia cassetta per la frutta aiuterà a contenere le bottiglie evitando che cadano
  • un paio di ombrelloni o una tenda sospesa garantiranno ombra nelle ore calde
  • qualche ghirlanda da appendere tra un ramo e l'altro o tra due ombrelloni renderà l'aria festosa.
  • piatti di carta (o se proprio non potete, di plastica)
  • bicchieri di plastica rigida e trasparente (non c'è nulla di più triste che bere un vino freddo nel bicchiere bianco opaco)
  • tovaglioli di carta in quantità industriali (servono sempre e per tanti usi)
  • forchette, cucchiai e cucchiaini (possibilmente "veri" e non di plastica)
Le utilità: non c'è nulla di peggio che accorgersi che manca qualcosa... ed allora ricordatevi di portare con voi:
  • qualche coltello di servizio per tagliare pane e torte
  • cannucce per i più piccoli
  • piccoli contenitori con sale e pepe (vanno bene i mini barattolini delle marmellate)
  • un apribottiglie
  • un paio di strofinacci
  • alcune buste di plastica per i rifiuti (che dovranno essere gettati in un cassonetto dei rifiuti e non lasciati sul posto: abbiamo cura della natura!)
  • crema solare (se il pic-nic è all'ora di pranzo, il rischio scottature non è solo ipotetico);
  • spray anti insetti
  • fazzolettini detergenti usa e getta per rinfrescare le mani
Georges Seuraut. Minnesota Picnic. Fonte: Wikimedia 
La sostanza: sapete qual'è il momento più bello di un picnic?Quando si inziano a tirar fuori dalle borse frigorifero e dai contenitori tutte le cose buone preparate, dolci e salate, e l'atmosfera diventa festosa!
Cosa preparare per un picnic, che sia buono, gustoso, saporito ma soprattutto facile e veloce?
Qualche idea delle tante possibili:salato
  • torte salate e quiche
  • involtini di melanzane, mozzarella e prosciutto cotto
  • pizza rossa
  • pizza fichi e prosciutto
  • pizze farcita di verdure
  • torta di Recco (pasta di pane sottile ripiena di un abbondante strato di stracchino)
  • pasta fredda tonno, pomodoro e mozzarella
  • cous-cous
  • insalata di riso (classica o tonno, limone e menta)
  • frittatine di pasta
  • frittatine di verdura
  • lasagna con le verdure
  • parmigiana di zucchine
  • pomodori ripieni di riso
  • spiedini di cubetti di formaggio e acini d'uva
dolce
  • macedonia di frutta
  • cocomero
  • muffin monoporzione
  • crostate con la marmellata
  • spiedini di fragole o di pesche e lamponi
  • piadine da scaldare sulla brace e farcire al momento con la Nutella
  • in generale, tutti i dolci facili da mangiare e che non sbriciolano troppo (per evitare assalti di formiche!)
Tutte le pietanze deperibili dovranno essere conservate in una borsa frigorifero, equipaggiata di un numwro sufficiente di mattonelle refrigeranti.

Bevande:
  • vino bianco e/o prosecco ben freddi
  • succhi di frutta
  • tisane alla frutta 
  • thè freddo
  • numerose bottiglie di acqua
Buon pic nic!

martedì 12 agosto 2014

Pizza prosciutto e fichi (e versione vegetariana)

Alla ricerca di un pasto goloso e rapido per l'estate, ho recuperato una ricetta (ma è davvero eccessivo definirla così) della tradizione dove il dolce ed il salato si amalgamano dando vita ad un sapore unico: la pizza ripiena di prosciutto e fichi.

La pizza base dovrebbe essere quella ottenuta dallo stesso impasto del pane, non troppo alta, con poca mollica, leggermente salata ed unta in superficie con una spennellata di olio: qui a Roma è la classica pizza bianca che si vende dai fornai, ma potrà andar bene anche la schiaccia, il ciaccino toscano o qualsiasi pizza bianca non troppo morbida.


Il prosciutto che si sposa alla perfezione con i fichi non deve essere troppo dolce, secondo me il "prosciutto di montagna" stagionato è l'ideale per contrastare con il sapore zuccherino dei fichi, che dovranno essere maturi, quasi sfatti.

La preparazione è pressoché immediata: dividete la pizza bianca a metà, spalmateci la polpa di un paio di fichi maturi e coprite con qualche fettina di prosciutto.

Ottima come spuntino o light-lunch estivo, tagliata a quadrotti e accompagnata da un bicchiere di prosecco fresco dà vita ad un aperitivo veloce e di grande soddisfazione.

Per chi non mangia insaccati, al posto del prosciutto si possono aggiungere gherigli di noce o pinoli tostati: il sapore non sarà esattamente lo stesso, ma sarà ugualmente molto gustoso!

lunedì 11 agosto 2014

Un arcobaleno con 50 sfumature di vita


50 

scusate, ci deve essere un errore... no, non è possibile, qualcuno deve aver fatto scorrere la polvere dentro la clessidra senza che io me ne rendessi conto...
Ma davvero oggi è il mio compleanno?
Il mio cin-quan-te-si-mo compleanno?

E' un numero grande ed un traguardo di vita importante, che fa riflettere... Cinquanta anni vissuti come se ogni giorno fosse il primo e l'unico concesso, sempre con gli occhi colmi di curiosità e tanta voglia di imparare, di non fermarmi mai. Cinquanta anni di incontri, di scoperte, di amori, di affetti che hanno condiviso tratti brevi o lunghi di strada.

Se torno indietro con la mente, mi rivedo bambina sulla spiaggia di Follonica, lunghe ore passate in riva al mare a costruire castelli di sabbia e ancor più spesso castelli in aria.

Il film scorre e l'azione si sposta a Buonconvento, più grandicella pedalo senza sosta lungo le strade impolverate di campagna, le mani sporche di more appena colte dai cespugli e il cuore felice di annusare la libertà.

Il fotogramma successivo ha come protagonista uno zainaccio militare preso al mercato di Via Sannio di Roma (ricordo ancora che lo avevamo pagato 1.000 lire!) che mi ha accompagnato al mio primo campo scout. 

Scorre il film, al rallentatore... il liceo, l'università, le crisi esistenziali, dove sono-cosa faccio-dove vado-chi sono, il lavoro arrivato un po' per caso che diventa di nuovo impegno ed ancora amori, affetti, mille passioni, il pianto ed il riso, la gioia di scrivere e di viaggiare, l'entusiasmo che non viene mai meno...

Cinquanta anni di incontri, di condivisioni, di inquietudini e di dolori, di lacrime versate e di sorrisi regalati.

Ma siete sicuri che oggi è davvero il mio 50° compleanno? No, perché io questi cinquanta anni... proprio non me li sento!

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