giovedì 30 ottobre 2014

Viaggiare con Vueling

Continua la serie dei post sulle esperienze con le compagnie di volo. E dopo Lufthansa, Air Canada ed Alitalia, è la volta della low-cost Vueling. Che in questi ultimi tempi, in occasione del decimo anno di attività, ha lanciato una campagna marketing decisamente aggressiva modulata su migliaia di posti a prezzi stracciati. E potevo non farmi irretire dalla rete del "più risparmio uguale più viaggi"?

Dopo averci accompagnati a Parigi nei giorni scorsi, Vueling sarà il nostro vettore anche per arrivare a Torino e a Bruxelles. D'altronde, pagare poco più di 100 euro in due per un volo di andata e ritorno, compreso un bagaglio in stiva, fa venire tanta, ma proprio tanta, voglia di raggiungere mete europee!

Pur essendo una low cost, la Vueling, compagnia iberica con base operativa a Barcellona, non ha assolutamente nulla da invidiare a più blasonate compagnie di bandiera. Tra l'altro è estremamente comoda, perché, a differenza di RyanAir, utilizza gli aeroporti principali e non aeroporti dispersi in mezzo al nulla. Per Roma, Fiumicino è l'aeroporto di partenza (terminal 3) e da poco all'interno dell'aeroscalo è stato creato un settore dedicato a Vueling, dove poter fare velocemente il checkin e l'imbarco dei bagagli.
A proposito di bagagli: il bagaglio a mano, gratuito, può pesare fino a 10 kg. ed avere dimensioni non superiori a 55x40x20, mentre per il bagaglio che viene imbarcato in stiva - il cui costo varia a seconda delle destinazioni - è consentito un peso fino a 23 kg. a collo, che quasi fa dimenticare di essere a bordo di una low cost. Con Vueling volano anche gli amici a quattro zampe, che devono essere in possesso di biglietto (25€ per voli nazionali e 40€ per voli internazionali) e inseriti in un contenitore non rigido. Al massimo possono essere presenti due animali per volo. 

I biglietti di Vueling si possono acquistare on line tramite un portale intuitivo e graficamente accattivante (il giallo è il colore del brand, e lo ritroverete un po' ovunque) e sempre on-line sarà possibile fare il check-in. I posti vengono assegnati automaticamente dal sistema tuttavia, pagando pochi euro in più è possibile scegliere il posto preferito. Da brava low-cost, il servizio di catering a bordo è a pagamento (e per quel che mi riguarda, gli snack proposti non mi sono sembrati così entusiasmanti: con due ore di volo si può fare tranquillamente a meno di bere e mangiare!). Tre le classi di viaggio: Basic, Optima ed Excellence, con benefit crescenti in base al costo.
Vueling raggiunge in totale - ad oggi - più di 149 destinazioni, collegate sia tramite volo diretto che con scalo a Barcellona o a Roma, che sempre più sta diventando il secondo hub della compagnia. Gli aeromobili utilizzati sono per la maggior parte Airbus A320-200, con un'età media di servizio di otto anni. La mappa dei voli di Vueling copre tutta l'Europa incluse le isole Canarie, con estensioni extraeuropee ad Erevan, a Beirut e a Tel Aviv. 

Molto utile, sul portale Vueling, il "calendario dei prezzi", che permette di visualizzare immediatamente i costi più economici in base alle destinazioni ed alle date di partenza. Se avete un budget limitato ma avete voglia di partire, non importa per dove, sarà sufficiente trovare la combinazione data-prezzo-meta più economica e... preparare la valigia! Nel caso di volo con scalo, potete imbarcare il bagaglio alla partenza e ritirarlo direttamente alla destinazione finale, senza dovervi preoccupare di ritirarlo per poi rimbarcarlo.

Per quanto ci riguarda, avevamo già avuto il "battesimo" con la compagnia Vueling ben 6 anni fa, anche allora per raggiungere Parigi. All'epoca Vueling era ancora una novità e molto probabilmente sentiva ben forte il fiato sul collo dei colossi Ryanair e Easyjet, quest'ultima oggi vera antagonista di Vueling in termini di servizi e rotte. Ed anche questa volta, per raggiungere Parigi, abbiamo deciso di viaggiare con la compagnia spagnola, senza pentircene! 
Rapidità nelle operazioni d'imbarco, cortesia e cordialità del crew di cabina - giovane, per lo più di lingua spagnola, vestito con divise grigio scuro e dettagli gialli -  una certa puntualità all'andata - il volo ha "spaccato il minuto", non così al ritorno in cui siamo decollati con un'ora di ritardo poi parzialmente recuperata -  e il percorso da Roma Fiumicino a Parigi Orly è letteralmente volato!

I sedili di Vueling sono strettini (ma anche Alitalia non è molto più "generosa", a dir la verità), non si reclinano e il tavolino richiudibile a disposizione è piccolino. Nella tasca davanti ogni posto, oltre all'immancabile busta di carta anti-nausera ed alla scheda di sicurezza, i passeggeri trovano una copia della rivista Ling, l'house magazine della compagnia, con numerose informazioni utili sulle destinazioni raggiunte da Vueling.

A proposito: sapete perchè Vueling si chiama Vueling?
In spagnolo il volo è "vuelo", mentre il suffisso utilizzato per declinare al gerundio i verbi in inglese, è -ing. Quindi Vuelo+ing=Vueling!

mercoledì 29 ottobre 2014

La crociera lungo il Canal St. Martin a Parigi

Come già ho scritto nel post precedente, una volta che si conoscono le principali mete turistiche di Parigi è bello "perdersi" tra le vie della città per coglierne gli aspetti meno conosciuti: non se ne resta mai delusi, perché la capitale francese è talmente grande ed ha così tanti volti che non basta una vita (figuriamoci qualche viaggio mordi e fuggi!) per conoscerla davvero. Questa volta siamo riusciti a dar corpo ad un sogno che avevamo da un po' di tempo, ovvero andare alla scoperta della Parigi "di una volta", la città narrata nei libri e rappresentata nei film, impressa sulle tele dei Alfred Sisley o nelle immagini di Robert Doisneau: ritrovare i viali alberati costeggiati da case grigie con i tetti spioventi ricoperti di lamine di piombo, le vetrine delle botteghe di inizio '900, le insegne liberty del metrò, i canali dove le chiatte scorrono lente. Difficile? No, sufficiente andare a Port de Pantin e seguire il corso del Canal Saint Martin!
Parigi è una città legata all'acqua ed è collegata alla vasta rete dei canali francesi - che volendo è possibile percorrere navigando con le peniche, le piccole imbarcazioni a motore - sia attraverso la Senna che per il tramite del Canale d'Ourq, che scorre alla Villette (si, proprio la zona dove c'è il Museo delle Scienze) e permette di arrivare, via d'aqua dopo via d'acqua, addirittura fino all'Atlantico.

Il Canal Saint-Martin, propaggine cittadina del Canal d'Ourq che collega il Bacino della Villette alla Senna attraversando i quartieri orientali di Parigi, fu fatto realizzare da Napoleone inizialmente per portare l'acqua potabile in città per poi divenire una pratica via d'acqua commerciale, a servizio delle fabbriche e degli opifici della zona.
Il canale attraversa, in un percorso di 4,5 km., gli arrondissements X e XI, in parte costeggiando il Quai dei Valmy ed il Quai de Jemmapes, caratteristici viali ombreggiati da platani dove non è infrequente osservare, nelle strisce di verde che costeggiano il Canale, ragazzi che praticano attività sportiva, famiglie dedite ai pic nic o anziani che giocano a petanque. Zona piacevole in cui abitare, ben collegata con il centro e con tutti i servizi necessari: le case sono diventate preda della nuova borghesia e ahimè, i costi per metro quadro viaggiano oramai sui 10.000 euro al metro quadrato! 
Il percorso sotterraneo del Canal Saint Martin, di circa 2 km., corre sotto piazza della Bastiglia, boulevard Richard-Lenoir e boulevard Jules-Ferry e termina all'altezza del Port de Plaisance di Parigi. Il dislivello tra il bacino della Villette e la Senna, di oltre 25 metri, viene superato con un interessante sistema di chiuse meccanizzate. Nel tragitto si incontreranno anche due ponti girevoli, numerosi ponti di ferro sopraelevati che collegano le due rive del canale ed un'infinità di scorci poetici e suggestivi che ci han fatto venire voglia di tornarci a piedi per fermarci con tutta calma nei caratteristici locali e negozi.

Considerato Monumento Storico di Francia, il Canal Saint-Martin viene ancora percorso da imbarcazioni di compagnie di navigazione. La nostra scelta è caduta su Paris Canal, che propone due percorsi giornalieri, uno al mattino (partenza alle 9.30) dagli argini sotto al Museo d'Orsay ed uno al pomeriggio (alle 14.30) con partenza dal Bacino della Villette. In questo caso, l'imbarcazione attracca accanto al ristorante My Boat, alla fine del percorso coperto Galerie de la Villette, che collega Avenue Jean Jaurès con la Cité de la Musique e quindi con la Cité de Sciences e che si raggiunge facilmente con la metro scendendo alla fermata Port de Pantin (linea M5, arancio). Il costo, per 2 ore e 30 di navigazione, abbordabile (19€ tariffa piena, ma sono previste riduzioni).

Molta attesa, un po' di emozione (cosa ci aspetta? l'idea di navigare sotto la pancia di Parigi mi inquietava un po'...), tanta curiosità di affrontare un percorso che ancor prima di iniziare già dava l'idea di regalare un approccio diverso con la città. E poi, il Canal Saint Martin era stato lo scenario di alcuni fotogrammi del film "Il favoloso mondo di Amélie", che io ho amato alla follia per la sua vena poetica e fiabesca e ogni volta che vedevo la giovane Amélie Poulain lanciare sassi dal ponte rimanevo affascinata dall'atmosfera dei paesaggi urbani!
La nostra "passeggiata sul canale" ha preso avvio lentamente, lasciando il bacino fluviale in cui il Canal de l'Ourcq  incrocia il Canal de Saint Denis per scivolare tra il Quai de l'Oise e il Quai de la Marne: strutture industriali dismesse ora trasformate in loft, abitazioni, ponti in ferro, strutture alberghiere in cui l'intervento dei designer ha dato vita a facciate ipermoderne.
Il ponte di Rue de la Crimée scivola sull'imbarcazione, lasciandoci lo spazio per accedere all'ampio Bassin de La Villette, circondato da locali di tendenza, cinema, boutique e dove piccole imbarcazioni sostano in attesa di essere noleggiate. Sullo sfondo la Rotonde de La Villette cattura gli sguardi con i giochi d'acqua della sua fontana. L'imbarcazione rallenta, fino a fermarsi all'altezza di Place de la Bataille de Stalingrad.
Ci aspetta il primo salto, il passaggio ad un livello inferiore del canale. Le paratie di ferro si chiudono dietro di noi, l'acqua comincia lentamente a defluire ma si percepisce nettamente la pressione spaventosa del canale sulle porte di ferro. Finalmente la barca scende di 3 metri, le paratie anteriori si aprono per consentirci di procedere di qualche decina di metri: il dislivello è così grande che ci vorranno ben tre passaggi tra le chiuse prima di poter procedere ed entrare nel Canale che costeggia Quay de Valmy.


La stazione dei pompieri che vediano a destra  ci riporta alla realtà con i suoi mezzi pronti all'intervento: il percorso lungo il Canale è onirico, il tempo smette di essere una certezza per diventare una variabile fittizia. Ancora chiuse, ancora dislivelli da superare. Il canale restinge, da entrambi i lati corrono due file continue di alberi, piste ciclabili, giardini microscopici. Di tanto in tanto ponti di ferro verde scavalcano il Canale e sopra spettatori curiosi che osservano il nostro scorrere lento. La sensazione è di essere, nostro malgrado, attori di un film anni '50 e, anche se non c'è musica in sottofondo, nella mente risuonano le voci di Edith Piaf, Yves Montand, Jacques Brel.


La curva all'altezza del Jardin de Villemin ci avvicina alla zona in cui George Simenon, il papà del Commissario Maigret, abitava. Non è difficile immaginare che  il via vai di chiatte lungo il Canale, i passi lenti degli operai che qui abitavano, i bistrot e le guinguette abbiano fornito materiale per i suoi libri!
Impossibile non notare le vetrine colorate di Antoine e Lili, le rivendite di fumetti, le birrerie, le boutique di moda e le gallerie d'arte che, man mano ci si avvicina al centro della città, diventano più sofisticate e - immagino - terribilmente costose. E dall'altro lato la sagoma spoglia dell'Hotel du Nord - ora ristorante apprezzato - è icona di un film triste e tragico.
Si procede passando tra una chiusa e l'altra e la rotazione del Pont Dieu è affascina i bimbi che sono a bordo con noi: un grande giocattolo che si muove per consentire alla nostra barca di procedere la sua corsa verso il ventre della città...
L'ultima chiusa, l'ultimo balzo e davanti a noi si apre il canale sotterraneo: non pensate ad un budello angusto, il Canale è contenuto da ampie volte di mattoni ed il buio sconfitto - oltre che da un impianto di illuminazione - da fori circolari nel soffitto che si aprono sulle vie sovrastanti. 
Comunque la sensazione è straniante: sebbene sulla barca siamo in parecchi, il silenzio diventa il nostro compagno di viaggio. Sopra di noi scorre la vita frenetica della città, sferragliano metropolitano, corrono auto, qui sotto, non ci sono riferimenti se non l'acqua del Canale e la volta di mattoni sopra di noi.
Due chilometri nel buio, a velocità sostenuta, lasciando una scia verdastra dietro di noi. Finalmente dopo Place de la Bastille - torniamo alla luce: è cambiato completamente l'ambiente e non ci ono più le case borghesi e le file di alberi, ma imbarcazioni: il Canal Saint-Martin sbuca infatti all'Arsenale di Parigi, dove è ospitato il Port de Plaisance de Paris. 

Barche e chiatte ormeggiate, alcune trasformate in abitazioni (deliziose quelle con le tendine di pizzo, i vasi con i fiori ed i tavoli sul ponte; tutte hanno a bordo le immancabili biciclette!) altre più schiettamente destinate al trasporto di merci.
Sono quasi due ore che stiamo navigando, ci manca ancora un passaggio, un'ultima piccola chiusa e voilà (per dirla alla francese!) eccoci nella Senna. L'itinerario lungo il Canal Saint Martin è terminato, ma la compagnia di navigazione ci regala ancora un'ultimo sguardo su Parigi dall'acqua: passiamo l'Ile de Saint Louis, attraversiamo i ponti imponenti, costeggiamo l'Hotel-Dieu e superiamo il Pont de Notre-Dame e il Pont Neuf.


Costeggiamo il Louvre e le Tuileries e finalmente attracchiamo. Sopra di noi si allunga il Museo d'Orsay con la solita fila di persone che attende di entrare mentre sulla Passerelle di Solferino si producono in espedienti i "piccoli truffatori  dell'anello d'oro", in cerca di farlocchi disposti a regalare denar in cambio di un anello di alpacca "casualmente" trovato. Sul lungo Senna il traffico è abitualmente convulso e i portatori di taxi-risciò pedalano come forsennati portando grassi turisti.

Sono passate solo due ore e mezza da quando siamo partiti da La Cité de la Musique, ma sembra molto, molto di più tanto son state dense di suggestioni. 


martedì 28 ottobre 2014

Ritorno a Parigi: itinerario non turistico

Parigi non si finisce mai di scoprirla e di amarla. Ed ogni volta è una sorpresa, non importa se è la decima o la centesima volta che ci vieni. Anche se oramai la conosci talmente bene che ti sembra la tua città ed i nodi colorati delle mappe della metropolitana che all'inizio ti sembravano grovigli di fili inestricabili non hanno più segreti per te. Gli arrondissement sono i tuoi quartieri e i boulevards le vie consuete del ritorno a casa.
Parigi riesce a creare emozioni senza doverle cercare troppo ed anche un percorso in bus diventa l'occasione per frugare nella vita della città meno turistica, quella fatta di mamme e bambini appena usciti da scuola, di anziani con le buste della spesa, di travet che la mattina percorrono velocemente le strade per raggiungere il posto di lavoro. Parigi fatta di mille volti e mille colori diversi, la Parigi borghese, quella africana o orientale, quella delle banlieu e dei quartieri BoHo.
Non avere l'incubo di dover seguire una scaletta di orari e di visite predefinite, non dover fagocitare monumenti, chiese e  palazzi seguendo l'istinto bulimico e compulsivo tipico del turista che ci approda per la prima volta ed ecco che il viaggio a Parigi, l'ennesimo mio e di Francesco, si apre all'incontro con la città vera, quella dove la quotidianità è la stessa che potresti vivere nella tua città di residenza. Sembra uguale, eppure è terribilmente unica.
Questa volta non è la Tour Eiffel la nostra meta (sappiamo che c'è, da lontano la vediamo e questo ci è sufficiente per renderci felici), né l'Avenue des Champs-Élysées o il Louvre o Notre Dame, accanto cui passiamo velocemente. Ci intrigano gli angoli meno noti, quelli che nei classici itinerari da turista "guarda e scappa" non sono previsti o addirittura nemmeno menzionati.
Vogliamo vedere Parigi da prospettive diverse, avere l'opportunità di incrociare le vite di chi ci abita, farci intrigare dal fascino degli angoli meno conosciuti. E avere ritmi lenti assecondando il piacere di entrare in negozi come solo a Parigi ce ne sono, che sia la rivendità di foie gras o l'ostricaro di Saint Germain des Prés.
Non abbiamo seguito un itinerario tematico ma abbiamo preferito l'istinto dell'attimo, quello che all'improvviso fa decidere di entrare in una chiesa, di scendere nel ventre caldo di Parigi e prendere una metro per raggiungere i l'altro capo della città, che sotto un accenno di pioggia ti fa restare in fila per entrare nel Museo che - nonostante le tante volte Parigi ti abbia già accolto - non sei mai riuscito a visitare.
Luoghi noti e poco frequentati, in un miscuglio di vie e di piazze costeggiate da platani, dove la sensazione di déjà vu è sempre dietro l'angolo, veicolata dalle immagini dei film in bianco e nero del realismo francese. Rue de Charonne, il Marais, Rue des Archives,  Rue de Sévigné, Quay de Valmy, Rue d'Alesia, Rue de la Butte aux Cailles, Montparnasse, Parc des Buttes Chaumont... parole trasformate in sostanza.
E poi ancora l'Isle de Saint Louis (meta fissa di ogni viaggio a Parigi, la adoro!), finalmente l'Orangerie ed il Beauborg, la navigazione del Canal St. Martin, il sorprendente Chateau de Vincennes, le sale da thé prestigiose e le profumerie esclusive,  i ristoranti etnici e quelli di cuisine locale, il piacere di fermarsi a Place Denfert-Rochereau e bere da una fontanella che  potrebbe stare tranquillamente in una teca di museo.
Lo charme della città, innegabile e reale,  arriva fin nei più piccoli dettagli:
- una sosta in un cafè parigino fa dimenticare l'italica abitudine dell'espresso preso al volo al bancone: qui è normale sedersi e rilassarsi leggendo il giornale, chiacchierando o lavorando sul portatile mentre lo sguardo segue distratto i passanti;

- non stupitevi se, seguendo la traccia olfattiva del pane appena sfornato, vi ritroverete senza neppure rendervene conto all'interno di una boulangerie, vero regno di perdizione: i fornai di Parigi non sfornano solo baguettes e l'assortimento di forme ai cereali, ai semi, alle noci, al cioccolato, di dolci e di sfoglie è golosamente infinito;
- fermatevi ai banchi dei mercati fuori dal centro della città ed osservatene le erbe e gli ortaggi esposti così come la frutta che arriva da ogni parte del mondo; entrate nei supermercati, fate la spesa "comme les Parisiennes" a base di fromages e charcuterie e sentitevi, per un momento, parigini anche voi.

lunedì 27 ottobre 2014

In Bed&Breakfast senza pagare con la settimana del Baratto

Quanti di voi vorrebbero viaggiare ma non lo fanno perché pensano che i costi degli alberghi siano insostenibili? E quanti di voi possiedono talenti creativi, capacità pratiche e conoscenze da condividere? La vostra libreria ha troppi libri e vorreste fare spazio? Oppure, la vostra collezione di CD è stata soppiantata da pratici MP3? Se avete risposto affermativamente anche una sola volta, ho una bella notizia da darvi: dal 17 al 23 novenbre 2014 ritorna, per il sesto anno, la Settimana del Baratto.
Migliaia di Bed & Breakfast italiani aderenti al portale www.bed-and-breakfast.it offriranno alloggio gratuito in cambio di lavori di ammodernamento, lezioni di informatica, corsi di cucina, cessione di prodotti e materiali utili alle strutture. Insomma, per questa volta per andare in vacanza non servono denari, ma beni e servizi da scambiare anzi, meglio ancora "da barattare".

Senza l'uso del denaro, anche il raporto tra cliente e gestore del B&B assume una nuova connotazione, improntata ai valori più alti dell'ospitalità, dove lo scambio è reciproco ed ognuno ha qualcosa da guadagnarci, non solo in termini di alloggio gratuito o beni/servizi resi. Perché il soggiorno può tramutarsi in crescita, in amicizia, in condivisione.

Per poter usufruire dell'offerta, individuate il B&B che vi interessa e verificate cosa chiede in cambio: se il baratto vi sembra possibile, scrivete e... incrociate le dita. La "lista dei desideri" è vasta ed ognuno può trovare qualcosa da barattare. La scelta è amplissima, perché ad un B&B può servire di tutto: libri (di arte, di cucina, legati al territorio, romanzi, libri per bambini, fumetti), apparecchiature informatiche ed interventi tecnici (pc, antivirus, tablet, realizzazione di reti wireless, gestione e costruzione di siti web), fotografia (servizi fotigrafici del B&B, corsi di fotografia), manutenzione (imbiancatura, potatura del giardino, lavori idraulici) e molto, molto altro. 

La settimana del Baratto si tiene d'abitudine in novembre, ma lo sapete che in Italia ci sono ben 800 strutture che accettano questa forma di pagamento tutto l'anno? Per essere informati sulle strutture che adottano il principio dello scambio potete seguire la pagina Facebook oppure il portale aggregatore BarattoBB

venerdì 24 ottobre 2014

Dove dormire a Roma: Villino Vivana con Casa Rosada e Green House

Spesso mi contattano amici, colleghi, parenti e conoscenti per avere informazioni su Roma: come muoversi, cosa visitare, dove andare a mangiare qualcosa di caratteristico oppure se ho itinerari particolari da suggerire loro. Rispondo sempre molto volentieri: un po' perché mi diverto a fare la "consulente di viaggio" ed un po' perché sono orgogliosa di presentare - nei suoi lati migliori - la mia città.

Se per ristoranti, bar, localini e negozi dove fare shopping sono ferratissima, così purtroppo non lo è per le strutture alberghiere. Ed ogni volta che mi chiedono suggerimenti su dove poter dormire senza dover spendere eccessivamente (a Roma gli hotel sono cari, soprattutto se non volete rischiare di dormire in una topaia), non so mai cosa rispondere.

Ma, da oggi, ho una freccia in più al mio arco: una mia amica ha aperto, insieme alla sorella, due deliziosi alloggi  to rent nel quartiere di Monteverde Vecchio, in una zona di Roma esclusiva e ben collegata con il centro storico e con San Pietro, da cui dista non più di 2 km.

La Casa Rosada - photo credits
Dal Villino Viviana si raggiungono a piedi Trastevere, San Pietro ed il Gianicolo - sì, proprio quello dove c'è la fontana resa famosa nel film premio Oscar "La Grande Bellezza" e da cui si ha una vista superba su tutta Roma - mentre Villa Sciarra e Villa Pamphili sono parchi storici a distanza di passeggiata dove è piacevole dedicarsi allo jogging mattutino. Il centro della città è collegato con bus e tram frequenti e a poca distanza ci sono ristoranti e locali dove concludere le lunghe giornate delle "vacanze romane".


Green House - photo credits

Gli alloggi del Villino Viviana, Casa Rosada e Green House, entrambi indipendenti, sono arredati con gusto e attenzione al dettaglio - una delle proprietarie è architetto e comunque la vena artistica è comune a tutta la famiglia, e si vede! - e dispongono entrambi di un piccolo angolo cottura utile per preparare le colazioni o, se non avete voglia di farvi trascinare dalla movida serale, per organizzare una cena intima. Nella bella stagione è a disposizione degli ospiti anche il giardino ed entrambi i monolocali sono dotati di wifi, tv, aria condizionata e parcheggio interno.

giovedì 23 ottobre 2014

Frantoi Aperti 2014: sapori d'Umbria



In Umbria il pane senza sale è il complemento ideale dell'olio che si produce sulle colline: l'olio extravergine d'oliva umbro DOP profuma di erbe e di fiori, ha sentori di panna e di fieno, porta con sé la ricchezza della terra e la sapienza dell'uomo. L'olio è da sempre un prodotto prezioso: sacro addirittura. Nei secoli scorsi una famiglia poteva dirsi ricca se nella sua dispensa aveva olio, sale e farina: bastavano questi tre ingredienti per tener lontano il timore di soffrire la fame. 

Dai primi di novembre le colline umbre entreranno in fermento, le reti verdi copriranno i terreni in attesa di contenere le olive raccolte, le scale si protenderanno tra i rami e i frantoi torneranno in funzione a ciclo continuo, per ricevere il nuovo raccolto e trasformarlo in oro liquido.

E per la XVI^ edizione tornerà, diffusa su tutto il territorio umbro dal 1° al 30 novembre 2014, la manifestazione Frantoi aperti, nata per la promozione dell'olio di oliva extravergine DOP dell'Umbria. Ben 5 week-end in cui si potrà "andar per frantoi", visitando borghi arroccati sulle colline, scoprire abbazie e castelli, assistere a concerti, partecipare a rivisitazioni tradizionali, passeggiare lungo sentieri che costeggiano gli uliveti secolari. Ed, ovviamente, degustare l'olio nuovo ed i prodotti caratteristici della gastronomia umbra, che può annoverare tra le sue tipicità funghi, tartufi, formaggi, legumi ed insaccati.

Sarà l'Umbria minore la protagonista della manifestazione, assieme alle più note città di Assisi, Foligno e Spoleto. Borghi talvolta minuscoli, che sulla mappa geografica son solo un puntino, apriranno le porte ai visitatori, offrendo loro il meglio della cultura umbra e della produzione olearia. In questi piccoli nuclei urbani, dove le capacità agricole si tramandano di padre in figlio, i frantoi producono olio destinato alle tavole degli intenditori o ad arricchire di aromi e sostanza i menù raffinati dei grandi chef. Ma anche a rendere speciali i vostri piatti! 

Entrare in un frantoio in piena attività è un'esperienza che tutti, almeno una volta, dovrebbero provare: la concitazione dei produttori, il via vai dei trattori che svuotano le casse piene di olive, il rumore assordante delle macine - oggi per lo più meccaniche ma in Umbria ancora si trovano grandi mole di pietra - lo stordimento sensoriale che assale quando si assaggia l'olio appena prodotto, magari accompagnato da una fetta di pane tostata al fuoco dei camini.

Il profumo del pane e dell'olio appena spremuto inebriano e richiamano alla memoria sensazioni ancestrali, i due elementi - uno solido ed uno liquido - si esaltano vicendevolmente. Talmente semplici ed essenziali da diventare simboli liturgici: se il pane è simbolo di desco familiare, di condivisione e di rinnovamento, l'olio è sinonimo di ricchezza e di sapienza. 

Il programma di Frantoi Aperti diventa ogni anno più ricco, coinvolge nuove realtà territoriali e propone offerte diversificate (per saperne di più, è bene consultare il programma, aggiornato continuamente), quindi prendete l'agenda, segnatevi le date e non abbiate timore per gli alloggi: sono previsti pacchetti all inclusive in hotel ed agriturismi!

1 e 2 novembre:
Assisi: UNTO (Unesco, Natura, Territorio e Olio) ad Assisi
Giano dell’ Umbria: la Mangiaunta
Piegaro: Il territol’Olio di Piegaro
Spoleto: Frantoi Aperti a Spoleto
Trevi: Festivol tra olio arte musica e papille

8 e 9 novembre 2014
Assisi: UNTO (Unesco, Natura, Territorio e Olio) nei castelli del territorio
Castel Ritaldi: Frantotipico 2014
Foligno: olio nuovo & Miele in Umbria
Spoleto: Frantoi Aperti a Spoleto

15 e 16 novembre 2014 
Assisi: UNTO (Unesco, Natura, Territorio e Olio) nei castelli del territorio
Campello sul Clitunno: Festa dei Frantoi
Passignano sul Trasimeno: oliAmo
Spoleto: Frantoi Aperti a Spoleto
week.end 22 e 23 novembre 2014 
Assisi: UNTO (Unesco, Natura, Territorio e Olio) nei castelli del territorio
Magione: Olivagando
Spello: L’Oro di Spello e 53° Festa dell’Olivo e sagra della bruschetta
Gualdo Cattaneo: Sapere di Pane sapore di olio, bianco e verde tra i castelli
Spoleto: Frantoi Aperti a Spoleto
Valtopina: Mostra Mercato del Tartufo e dei prodotti tipici di Valtopina

29 e 30 novembre 2014
Assisi: UNTO (Unesco, Natura, Territorio e Olio) nei castelli del territorio
Attigliano: Maratona dell’Olio V° edizione
Castiglione del Lago: Festa dell’ Olio
Giano dell’ Umbria: Le Vie dell’Olio e la Festa della Frasca
Spoleto: Frantoi Aperti a Spoleto
Valtopina: Mostra Mercato del Tartufo e dei prodotti tipici di Valtopina

* * * * *
Due blogger, due visioni, un territorio: anche quest'anno i nuovi media supporteranno la comunicazione di Frantoi Aperti, in un format che prevede la partecipazione di due blogger per ogni territorio coinvolto, di cui uno "local" con il ruolo di padrone di casa che accompagnerà il blogger ospite proveniente da altre Regioni d'Italia, raccontando la "sua" Umbria e proponendo itinerari alternativi.

Ed anche quest'anno, dopo l'edizione del 2013, la Bussola e il Diario sarà in Umbria per Frantoi Aperti!

mercoledì 22 ottobre 2014

Montreal, città de la joie de vivre

Ho scritto diversi post sul mio viaggio estivo in Canada, ma di Montreal - così come di Quebéc, l'altra grande città in cui siamo stati - ancora non ho condiviso nulla. Forse perché l'incontro con la natura canadese, anzi quebecchese, è stato così esaltante da metter sotto tono le emozioni, vive ed intense, che abbiamo provato visitando i grandi centri urbani.

Montreal è stata la nostra prima tappa ed attraverso i colori delle sue vie, sobri oppure sorprendentemente elettrici, il Canada ci ha dato il benvenuto: quartieri vivaci e lunghe strade costeggiate da palazzi eleganti, opere d'arte nelle piazze, sui volti dei passanti il sorriso di chi può vivere intensamente ma senza stress inutili in una città a misura d'uomo. Città giovane e fatta di giovani: i ragazzi arrivano da ogni parte per frequentare le prestigiose università che qui hanno sede, come la Mc Gill, l'Université de Montréal , l'Università del Quebéc a Montreal-UQAM, la Concordia Univesity.  

In estate a Montréal  le biciclette circolano senza sosta - si possono noleggiare grazie al sistema di bike sharing BIXI e la sera le vie principali si riempiono all'inverosimile: un classico incontrarsi con amici e conoscenti per bere e mangiare qualcosa insieme, ascoltando musica o partecipando ai numerosi eventi e festival culturali  che si svolgono durante tutto l'anno. Lo charme della città è tangibile: palazzi, grandi parchi, servizi efficienti, disponibilità dei suoi abitanti, costo della vita non impossibile. Noi l'abbiamo vista in estate ma chi ci vive ci ha raccontato che anche nell'inverno (freddo, si può arrivare anche a -30°) la qualità della vita resta alta. 

La nostra base a Montreal è stato lo Chateau Versailles, un hotel de charme storico in Rue Sherbrooke, in pieno quartiere dei musei. Una posizione strategica, da dove potevamo spostarci, a piedi o con le efficientissime metropolitane, per andare a visitare quanto più possibile nel poco tempo che avevamo a disposizione (a Montreal siamo rimasti poco più di due giorni).


Che poi, forse non tutti lo sanno, ma Montreal è un'isola, posta alla confluenza del fiume San Lorenzo con l'Ottawa: isola in senso geografico, ma non in senso figurato. Ben collegata grazie all'aeroporto internazionale Pierre Elliott Trudeau, alle numerose highway che attraversano il territorio canadese e posta a poco più di 600 km. di distanza da New York, a Montreal il mix tra cultura francese, pragmatismo inglese e apporti culturali degli immigrati che arrivano da tutte le parti del mondo ha dato vita ad un complesso sociale in cui le diverse comunità convivono e collaborano, proiettate nel futuro con grande apertura mentale. E dove il fermento culturale è evidente.


Se Rue Sherbrooke - sovrastata da Mont Royal, il polmone vede di Montreal - è la via elegante su cui si affaccia il Museo delle Belle Arti i palazzi di fine ottocento, raffinate boutiques e le più grandi università del Quebec, la parallela Rue Ste-Caterine è la via dello shopping, della movida, delle arti. 

Rue St. Catherine attraversa tutta la città, da un capo all'altro, costeggiando la Chiesa Anglicana di San Giacomo Apostolo - la cui guglia riflessa sulle pareti di vetro dei grattacieli che la stringono d'assedio crea un curioso contrasto - e poi vicino il grande centro commerciale Eaton Centre, da cui si accede al Resò, il "mondo sotterraneo" fatto di negozi, passaggi, gallerie d'arte, ristoranti, indispensabile per conservare la vita sociale quando fuori la neve ed il freddo raggiungono livelli umanamente insopportabili.

Case storiche e grandi palazzi moderni, passato e futuro, arte e joie de vivre: sono le contraddizioni, che si trasformano in armonia di diversità, che rendono unica Montréal. Proseguendo su Rue St. Catherine si attraversano i campus dell'Università UQAM (Université su Quebéc a Montréal) dove la graziosa Chapelle de Notre Dame de Lourdes ed il piccolo spazio verde che la circonda assicurano relax e tranquillità.
La grande spianata che si trova poco più avanti è il cuore del Quartiere degli spettacoli, lo stesso in cui si tiene il Montreal Jazz Festival e dove ha sede l'orchestra sinfonica della città. Se da un lato le fontane e le moderne strutture del Teatro Maisonneuve e del Museo di arte contemporanea attraggono lo sguardo con le loro forme contemporanee, dall'altro il Complexe Desgjardins, centro commerciale il cui atrio ospita una fontana che delizia i clienti con i suoi giochi d'acqua, è una sirena a cui è difficile resistere

Proseguendo più avanti si entra nel Village, il quartiere abitato dalla comunità LGBT della città, numerosa, potente ed integrata: cambiano i negozi, le vetrine sono più vivaci, i colori grigi o comunque sobri della città lasciano il posto ad arcobaleni e istallazioni. Non cambia però la sensazione di libertà, il grande spirito di apertura e di accoglienza che è denominatore comune a tutta la città. 


Tuttavia questo è solo uno dei volti di Montréal: per scoprire il suo cuore antico bisogna prendere una metropolitana (o allungare molto il passo), scendere alla fermata Champ de Mars la cui stazione ipercolorata rafforza ancora una volta la consapevolezza di essere in una città dove l'arte è di casa e proseguire verso una delle zone più caratteristiche - e genuinamente turistiche - della città.

Nel quartiere del Vieux Port, lungo Rue Notre Dame, Rue Saint Paul, Place Jacques Cartier le strade non sono asfaltate ma ricoperte di lastroni o pietre grigie, le abitazioni settecentesche ed il vecchio mercato esteriormente più simile ad una cattedrale o ad un museo. 

In questo settore della città si torna indietro nel tempo, quando tutto ha avuto inizio, alle origini stesse della città: cavalli pigri trainano calessi, i fiori ravvivano l'atmosfera altrimenti un po' austera e dietro porte e finestre si intravedono piccoli negozi (turistici, vero, ma così belli da visitare!) e l'atmosfera che si respira è decisamente "francese" .


Troppo poco tempo per visitare Montréal, quasi sull'orlo del tour mordi e fuggi. E' gioco-forza obbligato rinunciare a qualcosa. Noi abbiamo scelto di vivere la città, percorrendo le sue vie, entrando nelle chiese, fermandoci nei bar e sacrificando la visita del musei. Siamo riusciti ad andare a Petite Italie, al mercato Jean Talon. Abbiamo bevuto ottima birra di microbirrifici locali e visto l'installazione "La Folla Illuminata" di Raymond Mason, in Avenue Mac Gill College, che tanto mi ha incuriosiva.
Abbiamo camminato, camminato ed ancora camminato, uscendo la mattina prestissimo e tornando stremati in hotel solo a notte inoltrata. Siamo andati al Villaggio delle Olimpiadi del 1976 ma senza avere il tempo di salire sulla torre dello stadio; abbiamo visitato la città sotterranea solo di sfuggita; non siamo riusciti a fare una passeggiata al Parco di Mont Royal o ad andare al Biodome. Ma davvero non era possibile far tutto. Per visitare Montréal non basta una settimana, figuriamoci quanto poco si può vedere con due giorni e poco più!
Qualche numero e qualche curiosità su Montréal:
  • anno di fondazione: 1615, da Samuel de Champlain
  • abitanti (fonte 2011): 1.649.519
  • piste ciclabili: + 350 km.
  • lunghezza di Rue St. Catherine: + 15 km (viene identificata con zona est e zona ovest)
  • Università a Montréal: 11
  • festival artistici per anno: +50
  • il punto più alto della città? Mont Royal, 228 metri
  • estensione del Rèso: 30 km.
  • esercizi commerciali all'interno del Rèso: + 1.500

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