giovedì 27 novembre 2014

Cosa vedere a Bruxelles in Avvento


Va bene, Bruxelles non è una destinazione turistica usuale di questo periodo. Lo è per chi lavora, per chi ha contatti con gli uffici dell'Unione Europea, per chi deve intrattenere rapporti con le banche e gli organismi economici e militari. Bruxelles uguale Commissione Europea, Nato, politica, economia, denaro e strategie finanziarie. 

Sento parlare di Bruxelles da più di 20 anni, praticamente da quando ho iniziato a lavorare. La conosco bene attraverso i racconti di chi ci è stato: so esattamente dove si trovano le stazioni, gli aeroporti, conosco i nomi dei ristoranti più prestigiosi e degli hotel stellati pronti ad accogliere il politico di turno nelle sue trasferte. 

Ma so che Bruxelles è molto altro, è fatta di musei curiosi, di locali dove rilassarsi bevendo un'ottima birra, di negozi che vendono cioccolata ed alle cui lusinghe è difficile resistere, di designer emergenti e chef innovativi.

E poi so bene che Bruxelles non è il Belgio. Che sarebbe come dire che New York è l'America. Bruxelles è una città la cui quotidianita' è viziata dalla presenza, talvolta ingombrante, delle istituzioni dell'Europa Unita, dalle migliaia di funzionari che arrivano da ogni parte d'Europa, formichine che si affannano dentro un'entità separata dalla vita cittadina, che vive di vita propria e non è permeabile agli umori esterni.

La Bruxelles che conosco è fatta di giornate grigie dentro palazzi, soste rapide per un light lunch e di ritorni solitari negli hotel, succedanei di case lontane. Una città dove il giorno si confonde con la notte e gli idiomi si mescolano come nella Torre di Babele.

Bisogna andare oltre, per conoscere Bruxelles. Entrare nel MOOF, il Museum of Original Figurines, dove gli eroi dei fumetti sono l'attrazione che richiama grandi e piccoli e non mancano le raccolte di statuine dei Puffi e di TinTin. Oppure trascorrere qualche ora nel Musée Fin-de-Siècle, aperto nel 2013, dove sono conservate le collezioni di Art Nouveau di cui Victor Horta è uno dei massimi esponenti belgi.

Il fascino di Bruxelles si nasconde dietro le finestre degli edifici che affacciano sulla Grand Place, nei parchi, nelle strade acciottolate. In questo periodo, in cui si è in attesa dell'Avvento, Bruxelles si veste di colori e di luci, di profumi e di spezie che trovano l'apoteosi nei mercatini di Natale e con Plaisir d'Hiver, la manifestazione che dal 28 novembre fino al 4 gennaio illumina la città con eventi, parate, concerti e tante, tante bellissime luci!

Parlare di Bruxelles è parlare due lingue, vallone (francese) e fiammingo (olandese). Le due realtà, che separano nettamente il Belgio in due diversi stili di vita, a Bruxelles convivono ed, anzi, si riesce a godere del meglio di entrambe.
*****
Come andremo a Bruxelles: con la compagnia aerea spagnola Vueling.
Dove dormiremo: Bloom!, hotel di design accanto al Giardino Botanico.
Cosa visiteremo: il quartiere europeo (lo devo assolutamente vedere!), il museo deI mastri birrai, il museo del costume e del pizzo di Fiandra, il Museo Magritte ed ovviamente il MOOF!
Cosa mangeremo: sicuremente cozze e patatine  e qualche dolce a base di birra. Bruxelles non è economica (anche qui, il tenore di vita è falsato dagli stipendi degli "europei") ma forse una cena come si deve ce la possiamo permettere!
Dove ci sposteremo: per questa volta, destinazione Fiandre. Bruges e Gent sicuramente, forse ci scappa anche un giro ad Anversa
Cosa acquisteremo: ho deciso: quest'anno a Natale cioccolatini belgi per tutti!

Regali di Natale per viaggiatori


Credit: downloaded from all-free-download.com


Ci siamo quasi, il calendario non mente: mancano poche settimane a Natale (come corre il tempo, eh?) e se ancora non l'avete già fatto, è ora di pensare ai regali. Nel mio caso, regali un po' pazzi, innovativi o divertenti ma... sempre adatti a chi viaggia! Che se poi regalate a chi ama viaggiare un biglietto aereo, un voucher per un hotel o anche una turistica, ve ne sarà riconoscente in eterno!

La mia selezione di regali, preparata navigando su internet e in particolare su Amazon, che ha la buona abitudine di consegnare gli acquisti in tempi ragionevoli e raccoglie ogni più bizzarro prodotto e gadget - prevede una scelta di utilità da viaggio che, nella maggior parte dei casi, potranno essere apprezzati anche da chi è più decisamente "pantofolaio".
1) In cima all'elenco un utile sacchettino con il kit di pronto soccorso da viaggio : adeguatamente scaramantico (il rosso è anti jella!) contiene l'indispensabile per risolvere piccoli inconvenienti. E questo è talmente minuto e leggero che entra in tutte le valigie, anche le più small;

2) Una deliziosa mascherina a forma di gufo, da indossare la notte per rilassarsi (è imbottita in grano biologico e si può mettere in frigo o scaldare al microonde, per potenziarne gli effetti) o in aereo per riposare in tranquillità. Che poi, se avete un po' di manualità, potete anche provare a farne una simile da soli...

3) Un gadget dedicato ai baby viaggiatori che farà felici anche mamma e papà: un vasino colorato e pieghevole, da utilizzare con i sacchettini monouso, che risolverà tanti problemi legati alla "pupùdelpupo" quando non ci sono bagni.

4) Irrinunciabile per ogni viaggiatore, la bilancia pesa valigie: di costo minimo e di facile utilizzo, vi eviterà di pagare costosi supplementi al momento di imbarcare il vostro bagaglio in aereo.

5) Un set da viaggio con dispenser per sapone e crema. In più, c'è spazio per lo spazzolino ed il dentifricio. Come compattare il beauty in valigia (attenzione, non va bene per il bagaglio a mano: i liquidi devono essere inseriti in contenitori max 100 ml. a loro volta inseriti in un sacchetto trasparente).

6) Chiunque viaggia spesso all'estero ne ha almeno uno ma, per quanto mi riguarda, al momento in cui ne ho necessità non la trovo mai: l'adattatore universale è un regalo gradito ai viaggiatori, soprattutto se molto tecnologici (i device hanno la brutta abitudine di scaricarsi quasi sempre in contemporanea e quindi un adattatore in più è sempre utile).

7) Cani o gatti viaggiatori? Un regalo tutto per loro, per rendere più confortevoli gli spostamenti, è la Zip Up, borsa-tappetino portatile. Chiusa si utilizza come una borsa per portare tutto il necessario (ciotole, guinzagli, scatloette e croccantini) mentre aperta... è una comoda cuccia su cui sdraiarsi evitando il freddo o il sudicio. E' in poliestere e quindi si può agevolmente lavare in lavatrice.

8) Un regalino piccolo ma utilissimo, da tenere sempre in valigia (ma anche in borsa): un piccolo set di asciugamani compatti che, una volta aperti, riprendono le normali dimensioni e si rivelano utili in mille occasioni.
Altra selezione di idee per regali, questa volta destinati ai viaggiatori iper-organizzati:

1) il contenitore multifunzionale sarà apprezzatissimo da chi fa viaggi itineranti ed impazzisce ogni volta che deve cercare la biancheria sparsa nella valigia. Impermeabile, di dimensioni contenute (26x12x13), ha tasche laterali ed un comparto "segreto"; 

2) sempre in tema "organizzazione dei bagagli", un regalo economicamente non impegnativo sono i sacchetti contenitori, in cui suddividere gli indumenti in valigia. Io vi consiglio quelli richiudibili con la zip. Un'idea carina è avere sacchetti di colori diversi in base al contenuto, per recuperare al volo ciò che serve;

3) addio, griviglio di fili! Il Dodocool è un regalo che mi piace proprio tanto nella sua semplicità funzionale e farà felici i tecno-viaggiatori che non sanno mai come organizzare i device elettronici e relativi caricabatterie e gadget. Questo "porta-tutto" permette di portare oggetti di ogni forma e dimensione bloccandoli attraverso bande elastiche,  assumendo infinite configurazioni. 

4) Avete amici il cui sogno è viaggiare senza bagagli? Ecco il regalo giusto per loro: AyeGear è un gilet "sopra-tutto" munito di tasche in cui inserire tutto ciò che è opportuno avere a portata di mano, dal passaporto agli occhiali, dal tablet ad un libro. E nulla vieta di inserirci anche un cambio completo. Addio, bagaglio a mano!

Vi siete divertiti a sognare viaggi con i gadget che ho scovato? Ricordatevi che in questo periodo di crisi e di difficoltà sono più apprezzati i piccoli pensierini, fatti spendendo il cuore, più che il denaro. 

martedì 25 novembre 2014

Aspettando il Giappone: matcha tea


Nei giorni scorsi ho ricevuto un grande regalo: un barattolino colmo di prezioso tè matcha, che arriva direttamente da Tokyo. Lo considero come un augurio per il prossimo viaggio che io e Francesco faremo nel nuovo anno e un momento di "coccola" che ci accompagnerà nello studio e nell'organizzazione degli itinerari. Vogliamo iniziare a (ri) abituarci pian piano ai sapori orientali ed allo stile di vita giapponese, così diverso da quello cui siamo abituati qui in Italia. Se i libri, le guide turistiche e i film ci permettono di migliorare la comprensione della società nipponica, una tazza di tè verde bevuta nei momenti di relax è il miglior viatico per percorrere la strada che ci separa dal momento della partenza!

Molto simile ad un tè liofilizzato - non ne avevo mai visto di simile, nemmeno a Tokyo - il barattolo di matcha è arrivato accompagnato dalle sue brave istruzioni, necessarie per ottenere una bevanda salutare e piena di sapore..
Il tè matcha ha una lunga storia ed è sempre stata una bevanda d'élite per le sue eccellenti proprietà, tant'è che per secoli è stata scelta dai monaci per sostenersi durante le lunghe meditazioni. La produzione segue protocolli rigidi, che ne giustificano il costo elevato: la crescita del tè avviene al riparo del sole, affinché la mancanza di luce stimoli la pianta a produrre un maggior quantitativo di clorofilla e di aminoacidi e il sapore resti morbido e cremoso, quasi dolce. Le foglie, una volta raccolte, vengono fatte appassire tramite cottura a vapore - che ne interrompe l'ossidazione - e quindi fatte asciugare all'aria. Il passaggio successivo è la macinazione e la polverizzazione, che viene effettuata attraverso mole di pietra.
Il tè matcha ha il suo rito: l'acqua deve essere portata ad ebollizione ma al momento dell'incontro con la polvere non deve superare gli 80°. E' per questo che si suggerisce di versarla nelle tazze e travasarla più volte: in questo modo la temperatura dell'acqua si abbassa. Le tazze migliori, quelle che riescono a rendere l'esperienza qualcosa di più che bere un semplice tè, dovrebbero essere le bellissime chawan, ciotole in ceramica tonde e dalle pareti alte (queste che vedete in foto sono lontanissime imitazioni...).
Il passaggio successivo è prelevare un cucchiaino di polvere per ogni tazza con il chasaku, cucchiaio ricavato da una striscia di bambù curvata, ed aggiungere quindi l'acqua alla corretta temperatura. Si impugna con delicatezza il chasen - frustino ricavato con abilità da un unico pezzo di bambù lungo una decina di centimetri e dotato di piccoli filamenti, chiamati hosaki (lo vedete a sinistra nella foto) e si mescola con movimenti codificati (2 giri completi, 15 giri formano un "8", per concludere con un movimento a forma di "6") fino ad ottenere la cosiddetta "schiuma di giada", l'emulsione eterea di acqua e matcha che galleggia in superficie. 

Dotato di importanti proprietà organolettiche, vitamine C, D e del gruppo B, il tè verde matcha è una fonte di benefici polifenoli ed è estremamente ricco in caffeina (quindi se non volete trascorrere una nottata insonne, ricordatevi di non berlo nella sera!).

lunedì 24 novembre 2014

Château de Vincennes: un castello parigino a portata di metro

In un viaggio a Parigi è d'obbligo mettere in programma la visita allo Château de Versailles: affascinante e sontuoso, con gli spettacolari giardini curati alla perfezione, le sale piene di stucchi dorati e di specchi... quel che si dice una vera Reggia da Re! Eppure a Parigi, ancora quasi dentro la città e quindi senza bisogno di prendere la RER, c'è uno dei castelli più belli che abbia mai visto: Chateau de Vincennes.

Si arriva davanti allo Château de Vincennes direttamente in metro - linea 1, indicata sulle mappe in giallo - ed oggi è pressoché inglobato nell'abitato di Vincennes. Tuttavia, se potete, fate un piccolo sforzo di fantasia: immaginate di essere nel medioevo, di arrivare a cavallo dopo aver percorso sentieri sterrati in mezzo ai boschi e di trovarvi improvvisamente dinanzi la sagoma possente e minacciosa del Castello. Un vero baluardo contro gli invasori e nel contempo dimostrazione di forza nei confronti di coloro che attentavano al Regno di Francia! Le prime notizie del Castello risalgono addirittura al 1178 quando, in un documento firmato da Luigi VII, si attesta l'esistenza di una residenza reale a Vincennes. Ma è con Luigi IX, il Re Santo di Francia, che Château de Vincennes assume il ruolo di residenza secondaria del Re. A Vincennes è passata la storia di Francia, re illustri, pazzi o abili strateghi hanno dimorato per lunghi periodi tra queste mura.

L'imponente cinta muraria, lunga 1200 metri ed intervallata da 9 torri di difesa, circonda tutta l'estensione del Castello ed è a sua volta costeggiata da un profondo fossato che fino al XVII secolo era colmo d'acqua. All'interno, la Sainte Chapelle, il Dongione turrito, i padiglioni reali e le costruzioni annesse si collocano in uno spazio immenso che ricorda - e chissà, forse ne è l'archetipo - i castelli medievali disegnati sui libri di storia dei bambini.
La gestione amministrativa odierna dello Château de Vincennes è abbastanza complessa: nei decenni scorsi è stato di volta in volta sede delle scuole militari o della dirigenza amministrativa dello Stato Francese ed ancora oggi ospita gli archivi storici militari ed in gran parte è ancora una servitù  del demanio militare. Se l'ingresso nel grande cortile è gratuito - si attraversa il ponte levatoio della Torre del Villaggio e voilà, si è dentro - non lo è l'accesso interno alla Sainte Chapelle ed al Dongione, che meritano entrambi una visita.
Poche decine di metri dopo l'ingresso, sulla vostra destra, troverete il punto di accoglienza, dove acquistare il biglietto (€ 8,50, previste riduzioni) e noleggiare un'audioguida (€4,50 una, due € 6), consigliatissima perché l'estensione dello Château de Vincennes è grande e senza indicazioni e spiegazioni si rischia di apprezzarne solo una piccola parte.
La prima struttura che si nota è la Saint Chapelle, il cui asse è spostato rispetto alla via che attraversa il cortile. Sia nelle linee esterne che nei decori interni ricorda l'omonima struttura di Parigi e fu edificata a partire dal 1380 per essere completata dopo alterne vicende sotto il regno di Enrico II, nel XVI secolo. Anche questa, come la capella di città, è decorata da vetrate preziose che si inseriscono nelle alte finestre a sesto acuto e che alleggeriscono la struttura dell'edificio, contribuendo ad incrementare l'effetto di elevazione verso il divino.
Quasi di fronte alla chiesa si eleva, alto e massiccio il torrione (detto anche dongione), fatto edificare da Carlo V nel XIV° secolo. La struttura svolgeva allo stesso tempo funzioni difensive e di luogo di abitazione per il sovrano, che ne utilizzava le grandi sale centrali come stanze di soggiorno e per ricevere, mentre le piccole stanze ricavate nelle torrette avevavo usi  più intimi, legati alla vita quotidiana suddivisa in tempo dedicato al governo, alla preghiera, allo studio.
Entrando all'interno del dongione ci si rende conto degli stratagemmi tecnici (ponti levatoi, scale che potevano essere sfilate in caso di necessità) che consentivano al re, se attaccato, di poter contare su una struttura inespugnabile. Il dongione di Château de Vincennes è, ad oggi, il più alto edificio medievale europeo fortificato ed è tutt'ora sottoposto ad un imponente lavoro di restauro (e infatti nelle foto compaiono le impalcature!).

Château de Vincennes era il rifugio sicuro a cui i reali di Francia ricorrevano in caso di guerre e di saccheggi: Luigi XI, Francesco I, Enrico II, Carlo IX (che qui morì). Fu anche il "luogo sicuro" scelto da Maria dei Medici per garantire la sicurezza al giovane Luigi XIII. Successivamente, con Mazzarino e Luigi XIV, il Castello mutò la sua funzione di struttura difensiva divenendo residenza maestosa, di cui oggi se ne ha solo una pallida idea guardando la zona dei Pavillon, delimitati da porticati ed archi di trionfo ricavati da quelle che erano mura di cinta. Caratterizzata dai due edifici (padiglioni) contrapposti e pressochè speculari ,definiti del Re e della Regina, questo settore del Castello segue le raffinate linee architettoniche dello stile classico dell'epoca.
Quella di Château de Vincennes è un'evoluzione architettonica importante, che sancisce il nuovo ruolo della Francia: oramai è una potenza riconosciuta, il suo potere arriva fin nelle zone più remote del mondo, l'autorità del sovrano è stabile e non c'è più bisogno di bastioni, mura e torri per tenere alla larga i nemici. Semmai, è dai giochi di potere interni che bisognerà guardarsi, cercando di controllare la Corte evitando che dia vita ad una nuova fronda. Da stratega quale era, Luigi XIV  la trasformerà in un gruppo sociale dedito a sostenere il Re concedendole privilegi e incarichi onorifici e, soprattutto, tenendola sotto controllo. Vincennes, che nonostante i lavori di ammodernamento era pur sempre un castello nato per scopi militari, non poteva più essere all'altezza: il suo declino inizierà appunto nel 1670, con il trasferimento del Re e della Corte a Versailles.
Nei successivi secoli Château de Vincennes seguirà alterne vicende, comunque sempre legate ad una funzione prettamente militare: carcere, fortezza di seconda linea per la difesa della Capitale, tra il 1936 ed il 1940 sarà la sede del comando di stato maggiore dell'esercito, per essere poi occupata dalle truppe naziste che lasciarono il Castello non prima di aver compiuto atti di distruzione delle strutture. Tra le tante curiosità legate al Castello, una un po' "piccantina": nel XVIII° secolo nelle segrete del Dongione fu rinchiuso, per diversi anni, il Marchese de Sade, che qui scrisse alcune delle sue opere.

Al di là della storia, delle vicende politiche ed umane di chi vi ha soggiornato, Château de Vincennes resta uno dei più bei Castelli di Francia: ancora troppo poco visitato dai turisti, è una meta da inserire negli itinerari parigini (occorrono 3-4 ore per visitarlo) ed è davvero "a portata di metro". 

Informazioni utili:
Château de Vincennes
ingresso dalla Tour du Village
Avenue de Paris -94300 Vincennes 
apertura dalle 10.00 di mattina fino alle 17 (dal 23 settembre al 20 maggio) o alle 18.00 (dal 21 maggio al 23 settembre)

venerdì 21 novembre 2014

Giappone: il viaggio di ritorno è in cantiere!

Si parla sempre di mal d'Africa ma, nel nostro caso, è più corretto dire mal di Giappone. Dopo il viaggio "mordi e fuggi" dello scorso gennaio, con il nuovo anno ci aspetta un lungo tragitto - questa volta ancora di più del precedente, perché abbiamo acquistato un volo con Emirates e dobbiamo fare scalo a Dubai - con destinazione l'aeroporto di Tokyo-Narita.
La scelta di Emirates è meditata: dopo l'esperienza non esaltante con Alitalia, ci siamo imposti di scegliere per i lunghi tragitti intercontinentali le compagnie aeree che garantiscono, anche ai "poveri" della economy class, un minimo di comfort. Per cui, dopo aver monitorato a lungo i portali delle compagnie aeree "top", ho colto al volo un'offerta irripetibile: andata-ritorno, all inclusive, a meno di 560 euro a persona.

Questa volta avremo qualche giorno in più a disposizione, che ci consentirà di approfondire la conoscenza di Tokyo - ci mancano i quartieri di Ueno e Roppongi, oltre ad un'infinità di altre cose da vedere - e di spingerci poi verso sud, in direzione di Kyoto, di Hiroshima e di Beppu, per dedicare un paio di giorni alle delizie degli onsen, i bagni termali.
Per Hiroshima, la città che ha sperimentato l'orrore della bomba atomica insieme Nagasaki, devo aprire un inciso. Forse non mi sarebbe mai venuto in mente di inserirla nel nostro itinerario se non avessi letto "Orizzonte Giappone - Viaggio fra cultura, cucina e natura di un paese all’apparenza incomprensibile", il recente libro di Patrick Colgan, giornalista e blogger. Il suo incontro con la città, con la sua dignità estrema nonostante le ferite mortali inflitte, ha qualcosa di commovente, che fa sorgere incontenibile la necessità di esserci, di farne parte, di espiare in parte il peccato primigenio ed inconsapevole di essere parte di un occidente che per primo ha premuto lo start che ha acceso un sole infetto.
Perché andare in Giappone e non alle Maldive, ai Caraibi o alle Bahamas? Per la civiltà elevata del suo popolo, per l'organizzazione, per l'educazione e pure per la maniacalità della pulizia. Perché è una cultura che ha molto da insegnare a noi occidentali, in termini di rispetto e visione del mondo. Per i templi, i giardini zen e per la presenza contemporanea di stile orientale ed occidentale. Per la sua cucina raffinata fatta non solo di sushi e ramen (come in Italia non c'è solo pizza e pasta!)e  dove perfino nella bettola più scadente trovi il tavolo preparato con cura e pietanze di una certa ricercatezza. Tanto per dire: le foto che illustrano il post le ho fatte in un ristorantino di Shinjuko.
A differenza di quanto fatto per il viaggio estivo in Canada, non ci appoggeremo a nessuna agenzia di viaggio, organizzandoci in autonomia utilizzando sia le risorse del web per recuperare informazioni che il "passa-parola"  di chi già c'è stato. Per spostarci utilizzeremo i treni, che hanno orari certi e sicuri e garantiscono collegamenti rapidi e capillari in tutto il Giappone. E dormiremo in hotel sicuramente buoni ma non eccellenti, per contenere le spese e regalarci almeno un paio di notti in un riokan, la tipica pensione tradizionale giapponese. 
Come è stato per il Canada, il motivo ufficiale del viaggio è un compleanno da festeggiare e questa volta a spegnere le candeline sarà Francesco. In realtà, ci piace talmente tanto viaggiare e conoscere posti diversi che ogni scusa è buona per partire: comunque tornare a casa con le valigie piene di esperienze, di incontri e di scoperte è per noi, il regalo più bello. 

giovedì 20 novembre 2014

7 consigli per visitare Roma "come i veri romani"




Cari turisti che venite a Roma, sospinti dalla voglia di perdervi sotto il sole che tramonta dietro ar Cupolone e che avete le tasche piene di spicci da gettare dentro la Fontana di Trevi, rigorosamente ad occhi chiusi e dandole le spalle (anche se la fontana è impacchettata nei teli dei restauri, il rito rispettato!), che pregustate la vera cucina romanesca, servita da matrone in carne dai modi sbrigativi, che sentite già gli scrosci delle fontane che zampillano sui sette colli, questo post è tutto per voi! Siete pronti a trasformarvi, per lo spazio di un giorno, di una settimana o di un mese in romani veraci, a calarvi integralmente nelle abitudini di chi in questa città ci vive e ci sopravvive, ci lavora e ci passa la maggior parte della sua vita?

Il detto "a Roma fai come i Romani" (o per dirla in stile british, "Rome do as the Romans") non potrebbe essere più vero: se volete scoprire il cuore grande della città, i suoi angoli dove il tempo è fermo e immobile, entrare nella sua storia per farla diventare anche un po' la vostra, è questa la giusta via. Tra il serio ed il faceto, a voi qualche suggerimento che potrà essere utile per "mimetizzarvi" in mezzo a chi questa città, nonostante tutti i suoi difetti, la ama con la stessa passione di un innamorato al primo appuntamento con la sua bella.
Un grazie! a Gino Bar di Via San Basilio 52 (Piazza Barberini) ed ai suoi ottimi cappuccini 
1. Er "bongiorno!" è al bar.
Il modo migliore per iniziare la vostra giornata da "veri romani" è di fermarvi al bar per fare colazione. Vedrete che sarete in numerosa compagnia: i romani amano iniziare la giornata assaporando un caffè espresso o un cappuccio (cappuccino) accompagnato da un cornetto. Attenzione: a meno che non vogliate un bignè, un diplomatico, uno choux alla crema, a Roma le brioches sono sempre e soltanto cornetti, mai "paste". E la colazione da vero romano è al banco del bar, i tavolini sono per l'aperitivo e le chiacchiere di mezza mattina.

2. Bevi l'acqua der "nasone".
L'acqua di Roma è buona, fresca, saporita. Una delle migliori acque d'Italia, per quanto possa sembrare incredibile. Ed è a disposizione di tutti gli assetati in quelle buffe colonne di ghisa, con un becco sporgente - da cui il soprannome di "nasoni". Ce ne sono ovunque, in centro come in periferia. Munitevi di bottiglia di plastica, di borraccia o di bicchiere richiudibile e approfittatene come fanno tuti i romani.
3. A pranzo magna "pizza e mortazza".
Lo street food a Roma è una tradizione: supplì, filetti di baccalà, panino con la porchetta. Cibi poveri e ruspanti, una volta appannaggio dei manovali e degli operai ed oggi elevati a cibo di tendenza. Ma in assoluto, nulla batte per veracità (e sapore) la pizza con la mortadella. Qualsiasi negozio di alimentari vi preparerà all'istante il vostro pranzo "on the road": un bel trancio di pizza bianca, croccante sotto, morbida sopra e con qualche granellino di sale a darle carattere, da farcire con un paio di fette di mortadella di Bologna tagliata al momento... uhm, non sentite già il profumo?

4. Er caffè è un rito con 3 C.
Se la mattina la colazione richiama nei bar i romani, altrettanto immediatamente accade  dopo, quindi nel dopo pranzo, nel pomeriggio e infine nel dopo cena. Una città di caffeinomani, Roma. Non per nulla sul suo territorio ci sono numerose torrefazioni di ottimo livello, con miscele di caffè provenienti da ogni parte dei mondo. Se Castroni, la Tazza d'Oro, Sant'Eustachio sono solo alcune delle caffetterie più famose del centro storico - state tranquilli che in qualsiasi quartiere della città troverete caffè ottimo, servito con ogni accortezza necessaria ad esaltarne l'aroma. Ricordatevi poi che, se il caffè della mattina è "scappa-e-fuggi", le successive tazzine hanno diritto alle Tre C: il caffè perfetto è "comodo, caldo e in compagnia".
5. Pe' spostatte 'n città, prenni er tramme.
Già il tramme, o tram come sarebbe più corretto. La mobilità pubblica cittadina è capillare seppur caotica, la frequenza dei mezzi una scommessa non sempre vinta, il sovraffollamento di bus, metro e tram una costante. Ma è l'unica salvezza per chi vuole girare la città da una parte all'altra spendendo poco e in relativamente poco tempo. Tra sensi unici, zone ZTL, varchi aperti e chiusi, muoversi in città con la macchina non è sempre salutare. Resta il taxi, ma i suoi costi lo consigliano solo in caso di necessità o per brevi tragitti. Se poi volete osservare la città secondo prospettive inusuali, non vi resta che salire sul tram 19 al capolinea di Centocelle o di Piazza Risorgimento e farvi scarrozzare, in un giro lungo più di un'ora e mezza, lungo le strade che connettono i quartieri della Roma etnica e popolana alle vie eleganti dei rioni residenziali, passando accanto ai parchi archeologici, al Cimitero monumentale del Verano, a Villa Borghese e ai Parioli, costeggiando lo Zoo e la Galleria nazionale di arte moderna, passando il Tevere fino ad arrivare a due passi dalla Città del Vaticano e dal Cupolone.

6. Nun esse tirchio: la mancia!
Forse da voi non si usa, addirittura vi può sembrare umiliante darla ma qui, a Roma, la mancia è una tradizione. Non scritta, ma osservata. La mancia si lascia al ristorante (qualche euro per arrotondare il conto, senza calcoli complessi come fareste negli USA), al tassista che vi riporta in albergo o vi accompagna ad un appuntamento (anche qui vige la regola dell'arrotondamento, ma un euro almeno va dato), dal barbiere e dalla parrucchiera (un paio di euro "per un caffé").
Ma soprattutto va data a chi lavora dietro il bancone del bar: 10-20 centesimi (è il minimo e, per favore, dimenticatevi le monetine di rame!) vi regaleranno sorrisi, attenzione maggiore, qualche piccolo benefit inatteso come la spolverata di cacao aggiuntiva sulla schiuma del cappuccino o la tazzina riscaldata a puntino.
7. Cammina, ma nun te stancà!
Le dimensioni di Roma non vanno prese sottogamba: anche il più allenato maratoneta rischia di essere fiaccato se non considera bene le distanze che separano una zona all'altra della città. Impossibile girarla completamente a piedi, l'entusiasmo rischia di fare brutti scherzi e di farvi ritrovare doloranti e affaticati. Più che camminare, a Roma si deve passeggiare: il ritmo lento permette di scoprire dettagli ed angoli da set fotografico, di ascoltare il fruscìo delle foglie degli alberi sul Lungotevere, di annusare i profumi che arrivano dai forni. Roma va presa a piccoli bocconi, una zona alla volta, senza fretta, fermandosi di tanto in tanto a riposare sedendosi sulle panchine dei giardini, entrando nei musei, nelle chiese barocche. 

mercoledì 19 novembre 2014

Sacacomie


Il viaggio in Québec è stato già archiviato da qualche mese ma ancora mi tornano in mente particolari, luoghi, esperienze che meritano di essere condivisi qui sul blog. Come già vi raccontavo nei post precedenti, le dimensioni del territorio quebecchese sono così grandi che noi italiani abbiamo difficoltà a anche ad immaginarle.
Foreste infinite interrotte da laghi di ogni forma e dimensione, il verde intenso degli abeti e dei larici che sembra non finire mai, il cielo che assume una particolare tonalità di azzurro che sconfina nell'indaco. Sembra che tutto, in Canada ed in Quebéc, assuma dimensioni vaste e maestose. E ci sono dei luoghi, in Québec, dove ci si sente terribilmente piccoli nei confronti del creato, puntini dispersi su una mappa che sembra estendersi all'infinito. Uno di questi luoghi speciali, creato dall'uomo in un contesto ambientale eccezionale, è il Sacacomie, hotel 4* nelle Mauricie, a 90 minuti da Montréal e a due ore da Québec.
Un hotel-struttura turistica-centro di attività sportive e naturalistiche che, sia per la sua struttura architettonica - è completamente costruito con giganteschi tronchi di legno nel tipico stile "cabane" - che per la sua localizzazione (è nel bel mezzo della foresta, circondato da un'infinità di laghi che si susseguono uno dopo l'altro), ha dell'incredibile. 
Se avete sognato di fare la vita del trappeur seguendo le gesta di Davy Crockett, se il telefilm "Zanna Bianca" era un must della vostra infanzia, qui siete nel posto giusto. Inserita nei pressi della riserva faunistica di Mastigouche, al Sacacomie gli sportivi potranno dedicarsi alle attività acquatiche sul lago balneabile (a disposizione ci sono canoe, kayak e, per i meno temerari... pedalò!) e gli amanti della natura potranno percorrere a proprio piacimento i 65 km. chilometri di sentieri ben segnalati che li condurranno fino ai punti più suggestivi ed ai belvedere della proprietà (che si estende su 500 km. quadrati - no, non ho sbagliato a scrivere...) e magari incappare, proprio come è successo a noi, in un airone tutto preso a procacciarsi il pasto!
Chi invece ha bisogno di relax e riposo lo troverà sulla spiaggia privata mentre gli appassionati di pesca trovano qui il loro paradiso in terra con ben sette (7!) laghi ricchi di a disposizione. E se il vostro sogno è vedere gli orsi bruni ed i castori nel loro ambiente naturale, non avete che da prender parte ad una delle esperienze di osservazione che si tengono la sera.

Dal Sacacomie si scende fino al lago in circa 20 minuti di passeggiata su sterrato ma se al ritorno, dopo aver nuotato, remato, camminato e pedalato, non avete troppa voglia di farvi una scarpinata c'è a disposizione un fuoristrada che vi riporterà alla base.

Noi abbiamo avuto modo di apprezzare, sia pure per solo un paio di giorni, l'eccezionale ospitalità del Sacacomie alla fine del nostro itinerario in Québec (il giorno successivo ci aspettava l'Ontario ed Ottawa ). L'ultimo tratto di strada per arrivarci non è molto agevole, soprattutto se - come sempre ci accade nei momenti in cui invece sarebbe opportuno funzionasse alla perfezione - il navigatore decide che è meglio fare di testa sua e ci obbliga ad una imprevista escursione su sterrato ancor prima di arrivare sul sentiero che immette nella proprietà!
Una volta entrati, il profumo del legno, il calore degli ambienti e la vista che appare dalle grandi finestre fanno sorridere il cuore dalla felicità!
Il Sacacomie dispone di numerose le stanze, tutte in stile rustico e sobrio, dotate di ogni comfort, inclusa un velocissimo wi-fi (in compenso, fuori dall'hotel i cellulari non prendono).
Sacacomie Forest side room. Photo credit: Sacacomie.
Ho usato la foto dell'hotel perché quando siamo arrivati eravamo talmente stanchi che ci siamo dimenticati di farne una con la stanza  in ordine!
Il Sacacomie mette a disposizione dei suoi ospiti la SPA Geos, con saune, bagno turco, piscina e le intriganti vasche idromassaggio all'aperto a diverse temperature (una è ben fredda!), incastonate tra le rocce e con vista sul lago. L'accesso non è gratuito ma il costo di $40, pari a poco più di 25 euro a persona, è ripagato dal benessere che se ne ricava e dalla possibilità di vedere, tra una vasca e l'altra, il sole che tramonta nel lago. L'esperienza è emotivamente coinvolgente, ancor più se quando la vivi è il tuo compleanno!
Geos Spa Sacacomie Photo credit: Sacacomie
Anche qui  foto "istituzionali". L'euforia di scendere in piscina gioca brutti scherzi e mi son dimenticata l'Ipad in stanza!
Le raffinate proposte degli chef contribuiscono a rendere speciale il soggiorno al Sacacomie. Per inciso, è difficile non usufruire della mezza pensione proposta: il posto abitato più vicino è a circa 15 chilometri e, a meno di non organizzarsi preventivamente con qualche vettovaglia, non ci sono altre possibilità in zona. Si mangia molto bene e come tradizione in Québec le porzioni sono abbondanti ed appetitose. Ed il Sacacomie non fa eccezione.
Se la cena è ottima, la colazione è in assoluto la migliore che abbiamo assaggiato durante il nostro itinerario quebecchese: c'era perfino una cuoca addetta solo a preparare le omelette, preparate espresse e farcite secondo i gusti degli ospiti.

Una curiosità: dopo cena per gli ospiti è abitudine uscire in terrazza per bere un caffè o una tisana. Una terrazza completamente al buio. Inizialmente non capivo, gli occhi ancora abbagliati dalle luci della sala da pranzo.
Poi, pian piano che mi abituavo all'oscurità, ho compreso: la luna si rifletteva nel lago, il cielo era un tessuto trapuntato di stelle, le costellazioni sembravano  portata di mano... romantico e poetico come nulla avevo mai visto fino ad allora! (mi hanno poi chiarito che la scelta di lasciare le terrazze al buio deriva - molto più prosaicamente - dall'esigenza di evitare che i milioni di animaletti alati che popolano i boschi circostanti decidano di convergere simultaneamente sull'unico punto luminoso nel raggio di chilometri!)


Considerato il livello, la qualità e le attività incluse, i costi per un soggiorno al Sacacomie sono sostenibili, soprattutto se si scelgono stanze basic senza panorama (noi eravamo in una forest side room, abbastanza ampia e con una "mezza vista" del lago, la stessa che vedete nella foto che ho inserito più sopra).
Il Sacacomie si trova sul Chemin Yvon-Plante, a Saint-Alexis des Monts ed è aperto tutto l'anno, con proposte di attività adeguate alla stagione. In inverno la neve attorno alla struttura è abbondante e diventa il regno delle ciaspolate, delle slittate su camere d'aria, dello sci di fondo, del pattinaggio su ghiaccio, delle escursioni in motoslitta, in carrozza o con le slitte trainate da husky e della pesca nel ghiaccio.

Unstruttura dove ciascuno trova la risposta ai propri sogni, con attività esclusive dedicate e proposte valide per ogni età ed ogni passione: molto più di un insieme di stanze e locali comuni, ecco cos'è il Sacacomie. 

martedì 18 novembre 2014

Torino e le Luci d'Artista

Amare le differenze di Michelangelo Pistoletto a Porta Palazzo (tettoia dell'orologio);
Meno di 15 giorni fa siamo tornati a Torino in quella che è, sempre più, la capitale culturale d'Italia: è facile innamorarsi di questa città elegante, che in ogni tempo propone a chi la visita mille cose da fare e da vedere. Abbiamo trovato una Torino in pieno fermento, le vie del centro prese d'assalto da buyer e appassionati d'arte confluiti in città per seguire le numerose manifestazione legate ad Artissima, l'internazionale d'arte contemporanea che ha riunito in città i migliori artisti, emergenti o oramai quotatissimi. Città attenta alle novità, Torino ha scelto di differenziare la sua offerta culturale puntando, oltre che sul patrimonio storico delle sue ville, dei suoi palazzi e dei suoi musei classici, sui nuovi percorsi di arte contemporanea, capaci di creare racconti che vanno oltre l'apparenza.
Luì e l'arte di andare nel bosco. di Luigi Mainolfi in via Carlo Alberto
Nello spazio di pochi giorni Torino ha concentrato un numero incredibile di eventi legati all'arte contemporanea: gallerie d'arte, Musei, Fondazioni e associazioni hanno ospitato artisti e retrospettive; l'exhibition-making Shit & Die curata da Maurizio Cattelan nell'ambito del progetto espositivo One Torino, ha richiamato migliaia di visitatori che, imperturbabili, si sono rassegnati a ore di fila prima di poter entrare in Palazzo Cavour così come interessanti sono stati progetto espositivo internazionale dedicato all’arte contemporanea emergente The Other Fair all'ex carcere Le Nuove e Paratissima, la rassegna off di arte, design, fashion, fotografia e di tutti i nuovi stili dell'arte. Non ultime, le Luci d'Artista che, fino all'11 gennaio 2015, si snodano lungo le vie del centro illuminandolo con sagome stilizzate dove il neon ha il compito di dare spessore alle immagini oniriche.
Noi di Luigi Stoisa in via Lagrange
Difficile riuscire a seguire tutto in tre giorni, a meno di non correre freneticamente da una parte all'altra della città! Per fortuna il nostro hotel, il Best Western Piemontese, era in una posizione strategica: non troppo distante dalla stazione di Porta Nuova nel risorto quartiere di San Salvario (ora trasformatosi in punto di ritrovo della movida), dalla elegante Via Lagrange - dove è bello fermarsi per una sosta nelle sue pasticcerie golosissime e rilassarsi ammirando negozi raffinati - e a distanza di breve passeggiata dai mezzi pubblici, metro inclusa. Comunque, almeno una scarpinata in notturna ce la siamo evitata: con il bus rosso City Sightseeing abbiamo seguito un percorso speciale per ammirare on the road quasi tutte le installazioni di Luci d'Artista, seguendo un'itinerario che riesce a racchiudere, in poco più di un'ora, l'intero compendio dell'arte concettuale luminosa open space. 
Volo su... di Francesco Casorati in via Pietro Micca e via Cernaia
Si sale sull'upper deck del  bus a Piazza Castello e si parte per un viaggio meraviglioso nell'arte contemporanea attraverso le strade più affascinanti di Torino e scoprendo, installazione dopo installazione, i significati più profondi delle diverse opere. Il bus rosso continua il suo itinerario lungo via Po fino a raggiungere l'immensa piazza Vittorio Veneto, attraversa il fiume proprio davanti alla Chiesa della Gran Madre di Dio e si inerpica fino al Convento dei Cappuccini, da cui il colpo d'occhio su Torino, brillante come non mai in una notte insolitamente nitida, è fantastico. 
L'impatto visivo di Luci d'Artista è intrigante e l'insieme delle opere crea un susseguirsi di sensazioni: l'illuminazione pubblica e stradale a Torino non manca (vedendola dall'aereo, dall'alto, la sensazione è di volare su un tappeto luminoso) e gli sprazzi di luce fluorescente, i colori acidi e talvolta stridenti, la trasformano in un luna park felliniano dove i sogni diventano sostanza, le ombre assumono i colori freddi dei neon e quelle che da lontano potrebbero apparire come "luminarie" di feste cittadine, ribadiscono la loro essenza di opere d'arte. 

La manifestazione di arte contemporanea en plein air è forse l'evento più atteso, quello più facilmente fruibile dal grande pubblico: giunto alla 17^ edizione, rafforzato dagli scambi di opere con l'analoga manifestazione che si svolge quasi in contemporanea a Salerno, anno dopo anno si arricchisce di nuove installazioni, che vanno ad arricchire la collezione permanente collocata ogni anno in spazi differenti della città. Queste le Luci d'Artista più interessanti:
  1. Vele di Natale di Vasco Are in via San Francesco da Assisi (da via Garibaldi a via Pietro Micca);
  2. Palle di neve di Enrica Borghi in via Po;
  3. Volo su... di Francesco Casorati in via Pietro Micca e via Cernaia;
  4. Regno dei fiori: nido cosmico di tutte le anime Nicola De Maria in piazza Carignano;
  5. Doppio Sogno di Chiara Dynys in piazzetta Mollino;
  6. L'energia che unisce si espande nel blu di Marco Gastini in galleria Umberto I (Porta Palazzo);
  7. Planetario di Carlo Giammello in via Roma;
  8. Piccoli Spiriti Blu di Rebecca Horn in Monte dei Cappuccini;
  9. Cultura=Capitale di Alfredo Jaar in piazza Carlo Alberto 3;
  10. Neongraphy di Qingyun Ma in via Modane 16 (facciata Fondazione Sandretto Re Rebaudengo);
  11. Luì e l'arte di andare nel bosco di Luigi Mainolfi in via Carlo Alberto;
  12. Il volo dei numeri di Mario Merz sulla Mole Antonelliana;
  13. Vento solare di Luigi Nervo in corso Vittorio Emanuele (facciata Porta Nuova);
  14. Palomar di Giulio Paolini in via Garibaldi;
  15. Amare le differenze di Michelangelo Pistoletto a Porta Palazzo (tettoia dell'orologio);
  16. My Noon di Tobias Rehberger in piazza Palazzo di Città;
  17. Ice Cream Light di Vanessa Safavi in piazza Statuto (sotto i portici);
  18. Noi di Luigi Stoisa in via Lagrange;
  19. Luce Fontana Ruota di Gilberto Zorio al laghetto Italia '61.
Fino al 4 gennaio il City Sightseeing si trasforma in 'Lights on the Bus!' e segue l'itinerario speciale per Luci d'Artista ogni sabato e domenica alle 17.30, ed ha un costo di € 10,00 a persona.

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